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martedì 22 Settembre 2026

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Violenze sull’amante riconosciute come maltrattamenti in famiglia

La Corte di Cassazione ha riconosciuto violenze sull’amante come maltrattamenti in famiglia, aprendo nuove prospettive legali.

La Corte di Cassazione ha stabilito che anche le violenze subite da una donna in una relazione extraconiugale possono essere considerate “maltrattamenti in famiglia”, senza la necessità di una convivenza stabile. La decisione, resa il 22 settembre 2026, è emersa da un caso in cui un uomo aveva comportamenti violenti sia nei confronti della moglie che della donna con cui aveva una relazione esterna. La sentenza, numero 34013/2026, ha chiarito che una relazione extraconiugale può configurarsi come una “convivenza” ai fini del reato, anche in assenza di una casa condivisa.

Violenze e controllo coercitivo

La Corte ha sottolineato che il grado di controllo coercitivo esercitato sull’altra persona è determinante per definire il rapporto di dominio e limitazione della libertà quotidiana. Gli elementi indicati nella sentenza comprendono l’abbigliamento, le frequentazioni, lo stile di vita e gli orari, tutti sotto il controllo dell’uomo. Le intercettazioni hanno documentato la stabilità e la continuità del rapporto, con conversazioni in cui la donna veniva apostrofata con epiteti sessisti e degradanti, minacciata di morte e resa destinataria di gravi condotte lesive.

La Corte ha riconosciuto che il controllo esercitato sull’altra persona può configurare un rapporto di dominio e limitazione della libertà quotidiana.

Un episodio particolare ha visto l’uomo pretese di assistere a una visita medica della compagna, arrivando ad aggredire l’operatore sanitario e impedendogli di toccarla. Questi comportamenti, secondo la Cassazione, devono essere presi in considerazione per ricostruire il rapporto concreto tra i due. Il Tribunale del riesame aveva escluso la convivenza, sottolineando l’assenza di una casa condivisa e di un progetto comune di vita, ma la Corte ha ritenuto necessario un nuovo esame.

Un nuovo approccio alla convivenza

La Corte ha chiarito che la natura extraconiugale della relazione non esclude la configurabilità della “convivenza”, né la mancata coabitazione è un elemento decisivo. «La coabitazione, pur potendo costituire un indice fattuale rilevante della convivenza, non ne è elemento costitutivo necessario», ha scritto la Corte. Il Tribunale dovrà valutare nel concreto la stabilità del legame, l’intimità condivisa, l’assistenza reciproca, la condivisione di beni o attività quotidiane e il tipo di controllo esercitato dall’uomo sulla donna.

La Corte ha riconosciuto che la convivenza non richiede necessariamente la coabitazione, ma deve essere valutata in base a elementi concreti.

Nel testamento, l’uomo ha lasciato la casa alla compagna e al cane, ma il figlio ha contestato la decisione dopo la sua morte. Il tribunale ha respinto la contestazione, confermando la volontà dell’uomo. Questo caso rappresenta un passo avanti per riconoscere le violenze in contesti non tradizionali, aprendo nuove possibilità per chi subisce abusi anche fuori dal contesto matrimoniale.

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