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mercoledì 23 Settembre 2026

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Esteri

Disertori in guerra: una scelta di sopravvivenza o di ribellione?

La diserzione in Ucraina e Russia diventa un fenomeno crescente, con migliaia di militari fuggiti e un sistema di controllo digitale in atto.

La diserzione in Ucraina e Russia si sta trasformando in un fenomeno di massa, con migliaia di militari che scappano dal fronte per sopravvivere o per ribellarsi. Dalla guerra iniziata nel 2022, il numero di fuggiaschi è cresciuto esponenzialmente, con dati che testimoniano un aumento verticale nel numero di procedimenti per diserzione e abbandono del reparto. Secondo i dati ufficiali, da gennaio 2022 a settembre 2025, la Procura generale ha registrato 235.646 procedimenti per Szč e 53.954 per diserzione, quasi 290mila in totale. Un dato che, se confrontato con il 2021, mostra un incremento di oltre duecentomila casi in un anno solo.

Diserzione come scelta di sopravvivenza

La diserzione non è più solo una questione di lealtà o di ideologia, ma una scelta di sopravvivenza. In Ucraina, il numero di militari che abbandonano il reparto senza permesso è cresciuto in modo esponenziale, con un sistema di controllo che si evolve per contrastare questa tendenza. La sigla Szč, che indica l’abbandono arbitrario del reparto, è un reato distinto dalla diserzione, ma in pratica si confondono i due termini. Secondo un soldato ucraino intervistato da Kyiv Independent, dei quaranta o cinquanta uomini con cui era inquadrato nell’estate del 2023, la metà è morta, e lui è stato tra gli ultimi sopravvissuti a andarsene.

La motivazione principale per la diserzione è l’assenza di termini di servizio e di rotazioni, come rilevato da un’indagine anonima di 128 militari in Szč. Il 52 per cento ha riferito che la decisione di fuggire è stata improvvisa, mentre il 48 per cento ha meditato la scelta. La mancanza di prospettiva di fine guerra e la mancanza di risposte concrete sui tempi di rientro sono i motivi principali che spingono i soldati a scappare.

Un sistema di controllo digitale in atto

La diserzione non è più solo un fenomeno fisico, ma anche un problema digitale. In Russia, dal primo gennaio 2026, la leva è permanente, e la cartolina di reclutamento compare in un registro elettronico. Il divieto di espatrio scatta da solo, e dopo venti giorni si aggiungono almeno sulla carta altre restrizioni: niente patente di guida, niente partita Iva, niente compravendite di case o veicoli, niente prestiti. Chi non si presenta non viene cercato casa per casa, ma viene privato di un diritto alla volta.

L’Ucraina ha adottato un sistema simile, con registri e app per il controllo della renitenza. La fuga, che per secoli è stata una scelta tra boschi e frontiere, oggi si gioca nella possibilità di anonimizzarsi o di hackerare un database. Se aumentano le diserzioni, aumenta anche la repressione, e non solo in patria. Novaja Gazeta Evropa ha segnalato che l’Europa è più dura oggi nei confronti dei disertori russi che nel primo anno di guerra.

La diserzione, in entrambi i Paesi, è diventata un fenomeno di massa, con conseguenze legali e sociali. In Russia, i soldati che si consegnano e chiedono di essere processati trovano nella colonia penale l’unico congedo possibile. In Ucraina, i tribunali continuano a chiudere i procedimenti contro chi accetta di rientrare, mentre i reclutatori continuano a commettere abusi, come la “busificazione”, in cui uomini vengono fermati per strada e caricati sui furgoni. La guerra in Ucraina e Russia non è solo una battaglia sul campo, ma anche una battaglia per la sopravvivenza. La diserzione, in questo contesto, non è solo una scelta, ma un atto di resistenza, di ribellione o di sopravvivenza. E mentre i sistemi di controllo si evolvono, i soldati continuano a fuggire, cercando un futuro in cui la guerra non sia più la loro unica opzione.

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