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mercoledì 23 Settembre 2026

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Esteri

Donne ucraine a Roma: “Lottiamo per i nostri cari dispersi o prigionieri”

Donne ucraine a Roma chiedono il ritorno dei cari dispersi o prigionieri, durante un incontro con il Papa.

Un gruppo di donne ucraine, tra cui mogli, fidanzate e sorelle di militari dispersi o in prigionia, ha partecipato all’udienza generale del Papa a Roma. Durante l’incontro, hanno espresso la loro preoccupazione per il destino dei loro cari, spesso condannati ingiustamente o scomparsi senza traccia. La loro missione, spiegano, è quella di lottare per il loro ritorno a casa, nonostante la guerra abbia stravolto la vita di ogni singola donna presente. “Aspettiamo che tutti tornino a casa”, hanno detto, con una voce piena di speranza e dolore.

Un impegno condiviso, diversi destini

Le donne, provenienti da diversi luoghi dell’Ucraina, non sono parenti né amiche, ma condividono un’unica causa: il ritorno dei loro cari. Ognuna di loro è presidente o collaboratrice di un’associazione che si occupa della distribuzione di aiuti umanitari o del recupero dei dispersi e dei prigionieri. “Tutte collaboriamo o guidiamo organizzazioni statali o no profit. Ci conosciamo, ci vediamo durante gli incontri quando dobbiamo condividere i nostri problemi”, racconta Yulia Rostovska, moglie di Serhij Rostovskij, arrestato cinque anni fa a Mariupol e mai più visto.

Il gruppo, accompagnato dall’ambasciatore ucraino Andrii Yurash, ha consegnato al Papa un biglietto e un regalo da parte dello stesso autore, Ivan Bodnariuk, un soldato ucraino di 35 anni. Il dono, una riproduzione dell’opera di Rembrandt “L’apostolo Pietro” cucita su tela, è stato realizzato da Ivan mentre era in trincea o fuggiva da un missile. Nel biglietto, il soldato ha espresso la sua gratitudine per l’impegno del Papa e della Santa Sede a favore dell’Ucraina e dei suoi commilitoni.

Il nero non è un segno di tristezza, ma simboleggia la loro missione diplomatica.

La forza d’animo e la speranza di un ritorno

Violetta Sukhorebrova, la più giovane del gruppo, 24 anni, cofondatrice dell’associazione “La forza dei marines” e presidente dell’Ong “Condannati, ma non dimenticati”, ha ribadito l’impegno a far tornare ogni imprigionato e soprattutto coloro che hanno ricevuto condanne illegali. “Nonostante tutto, troviamo in noi stesse la forza di lottare. Crediamo fortemente che riusciremo a far tornare tutti”, ha detto. La paura è tanta, ma la forza d’animo pure. Yulia Rostovska, preoccupata che suo marito tornerà quando avrà 60 anni, ha espresso la sua preoccupazione per il futuro dei figli. “Mi preoccupa che i nostri figli crescano senza un papà”, ha detto. Le donne, però, non si arrendono. “Siamo qui per dire a tutto il mondo che l’Ucraina continua a combattere”, affermano. “E che, nonostante tutto quello che ci è successo, resistiamo per i nostri cari”.

Nonostante tutto, troviamo in noi stesse la forza di lottare.

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