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mercoledì 23 Settembre 2026

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Eolico offshore, taglio di 15 milioni al porto di Taranto

Taglio di 15 milioni al porto di Taranto per eolico offshore, ridimensionamento del progetto di riconversione.

Il porto di Taranto, uno dei centri chiave per lo sviluppo dell’eolico offshore in Italia, ha visto ridurre di 15 milioni di euro i fondi destinati a progetti di infrastruttura e logistica per la costruzione e l’assemblaggio di grandi parchi eolici galleggianti. L’annuncio, reso noto da Marilena Barbaro, direttore generale del Dipartimento Energia, segue una riduzione lineare dei finanziamenti assegnati al settore, che ha portato il totale disponibile a 38 milioni e 300mila euro. Il taglio ha colpito in modo significativo il porto di Taranto, che passa da 28 milioni e 500mila a 13 milioni e 940mila, mettendo in discussione la possibilità di realizzare il progetto di riconversione del porto in hub per l’energia eolica in mare.

Progetti in sospeso e nuove opportunità

Il porto di Taranto, insieme ad Augusta, era stato individuato come hub nazionale per lo sviluppo della filiera offshore, grazie a un accordo del 2022 tra Renantis (ex Falck Renewables), BlueFloat Energy e il terminal Yilport. L’intesa prevedeva l’utilizzo di parte delle aree e delle banchine del molo polisettoriale per la logistica e l’assemblaggio di grandi parchi eolici galleggianti in Puglia. Tra i progetti in discussione, due parchi nel Mar Adriatico: uno al largo del Salento e l’altro davanti alla costa di Brindisi, attualmente proposti dalla società Nadara, ex Renantis.

Nonostante le aspettative, il progetto non ha visto un avvio concreto. L’annuncio del taglio di fondi ha messo in pericolo la realizzazione di questa infrastruttura strategica, che avrebbe potuto compensare la riduzione di attività da parte dell’ex Ilva. Ad agosto, il traffico del porto era in calo del 24,4 per cento rispetto all’agosto 2025, e nel primo semestre si registrava un calo del 11,1 per cento rispetto al periodo precedente. L’annuncio di nuovi posti di lavoro persi nel siderurgico ha reso ancora più urgente la necessità di nuove opportunità economiche per la città.

Investimenti privati e progetti in corso

Nonostante i tagli, alcuni progetti privati sembrano in movimento. Vestas, società danese attiva a Taranto nel settore delle energie rinnovabili, ha espresso interesse per nuove opportunità di sviluppo, in parallelo alla costruzione in corso della pala eolica più grande del mondo. Allo stesso tempo, Renexia (gruppo Toto) ha annunciato la possibilità di realizzare un impianto di carpenteria per l’eolico offshore, con un investimento privato di circa 150 milioni di euro, che prevede l’utilizzo di 250mila metri quadrati di aree e una capacità produttiva di 100mila tonnellate di acciaio l’anno, con circa 1.600 posti di lavoro.

Il ministro Adolfo Urso, nel vertice del 5 agosto al Mimit, ha annunciato tra gli altri i progetti di Vestas e Renexia, riconoscendo l’importanza di questi investimenti per la riconversione del porto. Tuttavia, la riduzione dei fondi pubblici mette in discussione la capacità del porto di diventare un hub nazionale per l’eolico offshore, un progetto che era stato promosso da diversi attori, tra cui il governatore pugliese Antonio Decaro, che ha chiesto più volte al Governo di rendere effettivo il progetto.

La riduzione dei fondi, se non accompagnata da nuove risorse o provvedimenti, potrebbe ridimensionare significativamente la possibilità di realizzare il progetto. Il porto di Taranto, che aveva visto un’ampia collaborazione tra imprese, autorità locali e ministeri, rischia ora di perdere la sua posizione di hub strategico per l’energia eolica in mare, un settore che potrebbe rappresentare un’alternativa economica per la città. La situazione rimane in attesa di nuove decisioni governative, che potrebbero decidere se intervenire con ulteriori finanziamenti per salvaguardare il progetto.

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