L’Amazzonia, un ecosistema vitale per il pianeta, è al centro di un appello urgente rivolto a papa Francesco. Una delegazione di accademici e rappresentanti della società civile dei Paesi amazzonici, tra cui Colombia, Brasile, Perù e Bolivia, si prepara a incontrare il Papa il prossimo 30 settembre per denunciare i danni del mercurio utilizzato nelle miniere d’oro. L’obiettivo è sensibilizzare la Santa Sede e mobilitare l’opinione pubblica internazionale per salvaguardare la salute delle comunità indigene e l’integrità dell’ambiente.
Il mercurio e i rischi per la salute
Il mercurio, utilizzato in modo indiscriminato nelle miniere d’oro, rappresenta un grave rischio per la salute delle popolazioni indigene. Secondo Jesus Olivero-Verbel, docente di Biologia molecolare e Statistica all’Università di Cartagena, l’esposizione crescente al mercurio mette a rischio la salute dei bambini, con il rischio di malformazioni fetali e patologie gravi come la “malattia di Minamata”. Se l’esposizione avviene nell’utero, il cervello del feto che si sta formando è uno dei principali bersagli.
Olivero-Verbel ha visitato Minamata, in Giappone, dove la malattia ha colpito migliaia di persone, causando gravi danni neurologici e malformazioni. “Avevano già 50 anni, non parlavano, potevano fare pochissimi movimenti, erano in uno stato quasi vegetativo”, ricorda. Il mercurio, attraverso la catena alimentare, si accumula nel corpo umano, diventando particolarmente tossico. “Noi esseri umani siamo nella parte più alta della catena alimentare, accumuliamo il mercurio a concentrazioni che lo rendono altamente tossico”, sottolinea.
Un appello globale per la protezione dell’Amazzonia
La delegazione, composta da esperti e rappresentanti delle comunità locali, presenterà un dossier alla Santa Sede, chiedendo un maggiore impegno per la protezione dell’Amazzonia e delle sue popolazioni. “Speriamo che i Paesi coinvolti nel grande business dell’oro riflettano sulle conseguenze di ciò che sta accadendo nei luoghi di estrazione in Amazzonia e si assumano le rispettive responsabilità”, afferma Olivero-Verbel. La Focsiv, in Italia, sostiene l’iniziativa, sottolineando che “nessun beneficio economico giustifica la distruzione degli ecosistemi e della salute umana”. Andrea Stocchiero, policy office della Focsiv, invita a “proteggere le comunità locali e l’ambiente, eliminare l’uso del mercurio nella filiera d’oro, con controlli più severi sul commercio e la tracciabilità”. L’Amazzonia non solo è un’area strategica per la biodiversità, ma è anche fondamentale per il futuro dell’umanità.
La distruzione dell’Amazzonia, per l’estrazione dell’oro, ha conseguenze a lungo termine. “L’Amazzonia è la principale banca di molecole, nuovi materiali e processi biotecnologici, frutto della creazione di Dio”, sottolinea Olivero-Verbel. “Noi la stiamo distruggendo solamente per estrarre pepite di un metallo che non serve allo sviluppo dell’umanità”. L’oro, non utilizzato nella tecnologia, viene conservato nelle banche o indossato come gioiello, ma il costo ambientale e sociale è enorme. La delegazione spera che il documento presentato a papa Francesco possa contribuire a creare una rete globale di attori che interagiscano per intervenire a livello internazionale. “Un sogno grande è creare laboratori di ricerca permanente in Amazzonia, centri di ricerca sulla biodiversità, sulle nuove molecole, per avere un flusso di informazioni scientifiche che impatteranno sulla salute e sul modo in cui viviamo”, conclude Olivero-Verbel.



