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mercoledì 23 Settembre 2026

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Cronaca

Martina Carbonaro voleva lasciare l’ex che la uccise, ma aveva paura a dirglielo

Professoressa racconta i timori di Martina Carbonaro prima dell’omicidio, processo in corso a Napoli

La professoressa Emilia Marino, unica testimone in lista del processo per l’omicidio di Martina Carbonaro, ha raccontato al tribunale di Napoli i timori della 14enne prima della sua morte. La ragazza, ritrovata senza vita in una casa abbandonata di Afragola il 26 maggio 2025, aveva deciso di lasciare l’ex che l’ha uccisa, ma aveva paura a dirglielo. La professoressa, che era sua docente tirocinante, ha spiegato come Martina si confidava con lei, ma solo fino a un certo punto. La sua relazione con la docente era profonda, ma non completa, e la ragazza aveva segnali di disagio che non sono stati intercettati in tempo.

Un rapporto di confidenza ma non di completa apertura

La professoressa Marino ha sottolineato come Martina si confidasse con lei, ma non completamente. “Mi lasciava entrare ma fino a un certo punto”, ha detto. Il 16 maggio 2025, la ragazza aveva lasciato un messaggio a Marino chiedendole di richiamarla: “prof potete fare la chiamata per favore…ne ho tanto bisogno… non so cosa sto provando in questo momento”. La professoressa, però, non è riuscita a rispondere, poiché era impegnata nella discussione della sua tesi di laurea. Il giorno prima della scomparsa, Martina era venuta a salutarla a scuola, dicendole che aveva delle cose da raccontarle. La professoressa era andata via prima, lasciandole un messaggio per il pomeriggio, ma non ci fu più contatto.

La professoressa ha espresso preoccupazione per la normativa che impedisce ai minori di accedere a un psicologo senza l’autorizzazione dei genitori.

Un sistema che non permette ai minori di parlare

Dopo il processo, la professoressa Marino ha espresso preoccupazione per la normativa che impedisce ai minori di accedere a un psicologo senza l’autorizzazione dei genitori. “Secondo me si tratta di una norma assurda, che deve essere cambiata: se un minore ha bisogno di confrontarsi con uno psicologo o uno specialista lo deve fare autonomamente”, ha detto. Oggi, per poterlo fare, serve l’intervento dell’autorità giudiziaria, il che spesso significa che è troppo tardi. La professoressa ha sottolineato l’importanza di creare una rete in grado di intercettare i segnali di disagio dei ragazzi, con personale specializzato e competente.

La professoressa ha ribadito l’importanza di un sistema che permetta ai ragazzi di parlare, senza dover attendere l’intervento di un giudice.

Il processo proseguirà con l’udienza intermedia del 10 novembre, durante la quale verrà completata l’escussione dei testimoni della Procura. Il 30 ottobre sarà ascoltato l’amico di chat di Martina, mentre il 24 novembre, in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, sarà il turno dell’imputato Alessio Tucci, che attraverso il suo avvocato Mario Mangazzo ha espresso la volontà di rilasciare la sua testimonianza. La professoressa Marino, insieme all’avvocato Sergio Pisani, ha ribadito l’importanza di un sistema che permetta ai ragazzi di parlare, senza dover attendere l’intervento di un giudice.

  • Processo per l’omicidio di Martina Carbonaro in corso a Napoli
  • La professoressa Emilia Marino ha raccontato i timori della vittima
  • Normativa sui minori e accesso ai servizi psicologici in discussione

La professoressa Marino, con le sue parole, ha dato voce a un dolore che non è stato ascoltato in tempo. La sua testimonianza, però, potrebbe diventare un segnale per un cambiamento, per evitare che altre ragazze si trovino in situazioni simili. La sua voce, forte e commossa, è un ricordo di una vita che è stata tolta troppo presto, ma che potrebbe lasciare un’impronta duratura.

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