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mercoledì 23 Settembre 2026

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Cultura

Pablo Larraín: “I morti sono gli unici saggi in un’epoca folle”

Pablo Larraín parla della sua miniserie “Mis Muertos Tristes” e della voce dei morti in un’epoca di degrado e violenza.

Pablo Larraín, regista cileno noto per opere come Il club e Neruda, ha recentemente rivelato che la sua ultima miniserie, Mis Muertos Tristes, è un lavoro che cerca di dare voce ai morti, considerati dagli stessi come gli unici saggi in un’epoca folle. La serie, presentata in prima mondiale al festival di San Sebastian e in arrivo su Netflix, ha ricevuto l’approvazione del Re dell’horror Stephen King, che ha definito l’idea “fantastica”.

Voce ai morti, un tema senza tempo

La miniserie, che si svolge in un quartiere popolare di Buenos Aires, segue la storia di Ema, una dottoressa che da bambina parla con i defunti. Il lavoro di Larraín si concentra sull’idea che i morti, pur non essendo più tra noi, possiedono una saggezza che i vivi non riescono a comprendere. “Non so se è veramente così, ma quel che mi ha attratto di questo progetto è stato il fatto che per la prima volta i morti hanno una voce, al contrario di ciò che accade di solito, con i vivi depositari delle loro vite attraverso i ricordi”, ha dichiarato il regista.

Un racconto che si ispira al reale

La serie, scritta insieme alla scrittrice Mariana Enriquez, si ispira a racconti reali e si colloca in un contesto storico e sociale complesso. “Ci sono stati altri periodi storici simili, anche in Argentina dove si svolge la serie, ma questo racconto non è legato a una particolare epoca, direi anzi che è senza tempo”, ha spiegato Larraín. La miniserie, che si sviluppa in quattro episodi, esplora temi come la violenza, il degrado e la relazione tra vivi e morti, senza però limitarsi a un contesto specifico.

La vita di Ema si complica con l’arrivo della figlia, Dolores Fonzi, regista con cui ha un pessimo rapporto, e con la visita della sorella e del cognato, arrivati dagli Stati Uniti per far ricoverare gratis in una struttura pubblica per malati mentali la figlia obesa Julie, che come sua zia non solo parla con i morti ma addirittura ci fa sesso. Quando la ragazza scompare dopo il ricovero, gli effetti della sua fuga sembrano portare una trasformazione nel quartiere.

Larraín ha anche parlato del suo rapporto con la morte, rivelando che non ha una particolare paura di morire e trova l’ossessione contemporanea per la longevità ridicola. “So però di non avere ancora tanto tempo e questo rende ogni momento ancora più prezioso, non per il mio lavoro, ma per stare insieme ai miei figli”, ha detto. La sua visione del cinema è radicata nella narrativa primitiva: “Si può etichettare questo racconto come horror o fantasy, ma il suo lavoro consiste davvero nel tornare all’idea più arcaica e primitiva di narrazione: raccontare storie su ciò che ci spaventa e ci affascina, ci rende ciò che siamo”.

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