Un recente studio ha rivelato che cani e gatti mostrano una preferenza per crocchette contenenti proteine microbiche rispetto a quelle tradizionali a base di proteine animali. L’esperienza, condotta su 30 cani e 30 gatti, ha dimostrato che entrambi i gruppi hanno consumato una quota maggiore delle crocchette sperimentali e hanno mostrato una maggiore propensione ad avvicinarsi per prime alla ciotola che le conteneva. I risultati, ottenuti in due giorni, indicano che la sostituzione di una parte delle proteine animali con proteine microbiche non ha ridotto l’accettazione del prodotto e si è accompagnata a una preferenza degli animali per il prodotto sperimentale.
Proteine microbiche e loro impatto sull’alimentazione animale
Le proteine utilizzate negli alimenti per cani e gatti provengono tradizionalmente da fonti animali come pesce e pollame. Tuttavia, la ricerca di ingredienti alternativi ha portato a studiare proteine ottenute mediante processi di fermentazione che impiegano microrganismi, tra cui funghi, lieviti e batteri. Questi ingredienti sono stati testati in un’esperienza in cui sono state confrontate due formulazioni di crocchette: una con proteine tradizionali e una con una quota di proteine microbiche sostituendo la farina di pesce e parte della farina di pollame.
La preferenza registrata non consente di stabilire quale caratteristica dell’alimento abbia orientato la scelta.
Il test, condotto nelle abitazioni dei partecipanti, ha valutato quale alimento venisse avvicinato e mangiato per primo e la quantità consumata di ciascun prodotto. I risultati hanno indicato una preferenza per la formulazione sperimentale in entrambe le specie. Nei gatti, le quote di consumo sono state rispettivamente del 51% e del 34%, mentre nei cani il consumo medio delle crocchette con proteine microbiche è stato pari a circa il 72% della quantità offerta, contro il 50% delle crocchette convenzionali.
Limiti dello studio e futuri sviluppi
Sebbene i risultati siano interessanti, lo studio ha evidenziato alcuni limiti. La preferenza registrata non consente di stabilire quale caratteristica dell’alimento abbia orientato la scelta. Inoltre, la ricerca non ha valutato gli effetti di un consumo prolungato sulla salute degli animali, sulla digestione o sull’adequazione nutrizionale della dieta nel tempo. Per valutarne un possibile impiego più ampio nell’alimentazione di cani e gatti saranno necessari studi su periodi più lunghi, capaci di esaminare insieme appetibilità, qualità nutrizionale ed effetti sulla salute. La ricerca è stata finanziata da MicroHarvest, l’azienda che produce l’ingrediente esaminato. Motta de Matos è dipendente della società, mentre Cruz ne è cofondatore e responsabile tecnologico. La prova di appetibilità, compresa l’analisi statistica, è stata progettata e condotta dall’organizzazione di ricerca indipendente Sense Test, mentre le analisi delle formulazioni sono state affidate al laboratorio Eurofins Food Testing Portugal.



