Un pescatore di Monte Argentario ha lanciato un allarme su Instagram, denunciando una situazione insostenibile per il settore della pesca. Le sue parole, pronunciate davanti alle imbarcazioni e alle attrezzature da lavoro, hanno suscitato preoccupazione e solidarietà. Il video, pubblicato sulla pagina “Pescatori a Tavola”, ha raccolto migliaia di interazioni e centinaia di commenti, molti dei quali esprimono vicinanza ai pescatori e preoccupazione per il loro futuro. “La pesca sta morendo”, ha detto il pescatore, che ritiene che il mestiere stia per scomparire. “Io penso che sia finita, finita proprio del tutto”, ha aggiunto, esprimendo la sua frustrazione e la sua paura per il futuro del settore.
Costi elevati e controlli incessanti
Il pescatore ha sottolineato come il caro gasolio stia mettendo in ginocchio i pescatori, riducendo i margini di guadagno. “Già con questo caro del gasolio, quello che si dovrebbe guadagnare e che dovrebbe rimanere a noi se ne va per quello”, ha spiegato, riferendosi al fatto che i costi sostenuti dagli operatori stanno diventando insostenibili. Inoltre, ha menzionato i controlli e le sanzioni, che, secondo lui, stanno pesando sempre di più sulla categoria. Siamo sempre controllati, continuamente, da tutti. Verbali, super verbali, fermi biologici e aiuti che possono bastare per tre o quattro anni, noi stiamo morendo, ha detto, descrivendo una situazione di sofferenza crescente.
La flotta in declino e la dipendenza dal prodotto estero
Il pescatore ha anche messo in guardia sul rischio di una crescente dipendenza dal prodotto importato, se le imprese locali non riusciranno più a sostenere i costi e gli obblighi richiesti. “Questo è quello che vogliono”, ha detto, riferendosi al fatto che, se la situazione peggiorerà, i pescatori potranno essere costretti a comprare il pesce da altri paesi. Inoltre, ha sottolineato come la rottamazione stia decimando la flotta, riducendo progressivamente il numero di imbarcazioni in attività. Senza contare la rottamazione che pian piano sta sempre più decimando la flotta, ha aggiunto, esprimendo la sua preoccupazione per il futuro del settore.
Le immagini mostrano il lavoro che prosegue sulla banchina, con il pescato appena sbarcato e le cassette trasferite dalle imbarcazioni, ma anche un controllo delle forze dell’ordine in corso. È proprio il contrasto tra l’attività ancora intensa del porto e le parole pronunciate dal pescatore a rendere ancora più forte il messaggio. Il pescatore ha espresso la sua preoccupazione per il futuro del mestiere, che è profondamente legato alla storia e all’identità di Porto Santo Stefano e non solo. “Un’intera attività possa progressivamente scomparire, portando con sé occupazione, conoscenze tramandate nel tempo e una parte importante della tradizione marinara sul promontorio”, ha detto, esprimendo la sua paura per il futuro del settore.
Il video ha suscitato un forte interesse e una reazione emotiva da parte del pubblico. Molti hanno espresso vicinanza ai pescatori e preoccupazione per il loro futuro. Il pescatore ha ritenuto che la situazione sia insostenibile e che il settore della pesca stia per scomparire. “La pesca così viene uccisa”, ha detto, esprimendo la sua frustrazione e la sua paura per il futuro del settore. La situazione, come ha spiegato il pescatore, è diventata insostenibile a causa del caro gasolio e dei controlli sempre più severi. “Siamo in ginocchio”, ha detto, riferendosi al fatto che i pescatori non riescono più a sostenere i costi e i requisiti imposti. La sua voce, sebbene semplice, ha suscitato un forte riscontro e ha reso visibile una crisi che sembra non avere fine.
Il pescatore ha anche sottolineato come la dipendenza dal prodotto importato possa diventare una realtà se le imprese locali non riusciranno a sostenere i costi. “Questo è quello che vogliono”, ha detto, riferendosi al fatto che, se la situazione peggiorerà, i pescatori potranno essere costretti a comprare il pesce da altri paesi. La sua voce, sebbene semplice, ha reso visibile una crisi che sembra non avere fine.



