Le università italiane ricevono un aumento dei fondi, ma il finanziamento reale per studente si riduce. Tra il 2019 e il 2025, il finanziamento ordinario è cresciuto del 24 per cento in termini nominali, ma al netto dell’inflazione, il finanziamento reale per studente è diminuito del 2,5 per cento. Questo dato emerge da un’analisi condotta da Giuseppe Migali, professore Ordinario di Economia Politica presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro, che ha esaminato l’evoluzione dei fondi e degli iscritti in 60 atenei statali.
Un aumento nominale, ma un calo reale
Sebbene i fondi siano cresciuti in termini nominali, il loro impatto effettivo sulle risorse disponibili per gli studenti è limitato. Tra il 2019 e il 2025, il finanziamento reale per studente è rimasto inferiore al livello del 2019 e del 2022. Dal 2022, gli incrementi nominali hanno compensato sostanzialmente l’aumento dei prezzi, ma il numero degli iscritti continua a salire, riducendo il potere d’acquisto per ciascun studente.
La crescita dei fondi non si traduce in un miglioramento delle risorse per studente.
La riduzione delle risorse reali per studente è diffusa sul territorio, con intensità diverse tra le regioni. Tra il 2019 e il 2022, le risorse per studente aumentano in molte regioni, anche nel Mezzogiorno. Tuttavia, nel triennio successivo, si registrano flessioni in 15 delle 18 regioni considerate. Le regioni con le riduzioni più significative sono l’Umbria e la Sicilia, con un calo intorno al 9 per cento. Gli aumenti sono limitati a Basilicata, Lombardia ed Emilia-Romagna.
Disparità territoriali e riduzione delle risorse
La Calabria rappresenta un esempio di come le due componenti – crescita dei fondi e aumento degli iscritti – possano modificare il quadro. Tra il 2019 e il 2022, la crescita dei fondi reali e la diminuzione degli studenti fanno aumentare il finanziamento per iscritto del 10 per cento. Nel triennio successivo, invece, le risorse diminuiscono mentre gli iscritti crescono: il finanziamento reale per studente si riduce del 5,5 per cento.
Le regioni con maggiore crescita di iscritti vedono un calo più marcato delle risorse per studente.
Per mantenere il livello medio del 2022, nel 2025 sarebbero serviti circa 208 milioni di euro aggiuntivi per i 60 atenei considerati. L’Università di Trento, pur essendo un’università statale, è esclusa dall’analisi perché il suo finanziamento ordinario è a carico della provincia autonoma. L’Università della Valle d’Aosta e la Libera Università di Bolzano sono escluse, insieme alle altre università non statali, poiché il campione comprende soltanto atenei statali. In conclusione, l’aumento del finanziamento ordinario in termini nominali è confermato dai dati, ma non si traduce necessariamente in maggiori risorse a disposizione degli atenei. Per valutare il sostegno alle università, il livello nominale del fondo va letto insieme all’andamento dei prezzi e al numero degli studenti che quelle risorse devono sostenere.



