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giovedì 24 Settembre 2026

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Honda, le moto nate da un motore militare

La storia di Honda, nata da un motore di radio militare, diventa icona mondiale.

La storia di Honda, una delle aziende più iconiche del mondo delle due ruote, inizia con un’idea apparentemente semplice ma rivoluzionaria: utilizzare un motore di una radio militare per creare la prima bicicletta a motore. Nel 1946, Soichiro Honda, il fondatore dell’azienda, riuscì ad acquistare 500 piccoli motori a due tempi da circa 50cc, utilizzati dai soldati giapponesi per alimentare gli apparati radio da campo. Questi motori, originariamente prodotti da Tohatsu e Mikuni Shoko, diventarono la base per il primo prototipo di bicicletta a motore, un’idea che segnò l’inizio di un’era industriale giapponese.

Un’idea nata dalle macerie

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il Giappone era ridotto a un cumulo di macerie, con le industrie distrutte e le economie in ginocchio. Soichiro Honda, classe 1906, aveva imparato l’arte della meccanica nella piccola azienda di biciclette fondata dal padre. Con il know how acquisito, decise di ripartire da ciò che era ancora disponibile: i residuati bellici. Il motore delle radio militari, originariamente progettato per scopi esclusivamente militari, fu il primo passo verso una nuova forma di mobilità.

Il motore delle radio militari fu il primo passo verso una nuova forma di mobilità.

Il 24 settembre 1948 nasceva ufficialmente la Honda Motor Co. Ltd. Con 34 dipendenti, l’azienda iniziò a produrre il primo motore «a goccia», un 50cc che sviluppava mezzo cavallo in più del precedente. Questo motore, nato dalle rimanenze di guerra, fu il primo passo verso una motorizzazione «minima», necessaria per la carenza di mezzi del secondo dopoguerra. Il motore e i componenti come la trasmissione e il serbatoio furono proposti in kit di montaggio, permettendo a migliaia di rivenditori e riparatori di biciclette di offrire il nuovo kit di trasformazione.

La diffusione e l’evoluzione del Cub

La diffusione del primo ciclomotore Honda fu rapida, tanto che si meritò il soprannome di «Bata-bata», onomatopea per il tipico scoppiettio metallico del piccolo motore due tempi. In quattro anni furono prodotti 18.000 Typa-A, una cifra rilevante per il commercio del Giappone postbellico. Nel 1952 la bicimotore Honda fu proposta in una nuova serie, il Cub Type F, dove il piccolo propulsore fu rinnovato e posto a fianco del mozzo della ruota posteriore, una soluzione che riduceva gli ingombri del motore in mezzo al telaio.

Il Cub, con il motore ausiliario sul mozzo posteriore, fu un successo straordinario.

Il Cub, con il motore ausiliario sul mozzo posteriore, fu un successo straordinario. Sempre offerto in kit, il primo Cub vendette oltre 25.000 esemplari, proiettando la fabbrica di Hamamatsu in una dimensione industriale. La Dream D, la prima vera moto Honda del 1949, con telaio stampato e molto simile esteticamente alle Bmw coeve, segnò un ulteriore passo avanti per l’azienda. Mossa da un monocilindrico 2 tempi da 98cc, la Dream D-Type fu una pietra miliare per Honda, che nel 1951 ebbe la prima evoluzione nella Dream Type F con l’adozione di un 4 tempi economico e affidabile. Nel 1961, Honda era già leader mondiale delle due ruote. L’impero del Sol Levante, nato da un motore militare, aveva superato le devastazioni della guerra e si era trasformato in un simbolo di innovazione e resilienza. La storia di Honda, nata da un’idea semplice, è oggi un’icona del mondo delle motociclette.

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