La sessantottenne Antonietta Visentin, originaria di Monastier (Trevise), si è svegliata dal coma dopo un periodo di terapia intensiva e un drammatico episodio di malore. Il 22 luglio, la donna, affetta da una grave forma di diabete, ha subito un colpo improvviso che ha causato l’insufficienza renale acuta. I soccorsi del Suem 118 sono intervenuti immediatamente, trasferendola in codice rosso all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso. Dopo dieci giorni in coma profondo, Antonietta ha aperto gli occhi e, senza che nessuno le avesse rivelato i dettagli clinici sulla gravidanza, ha pronunciato le parole: «Sarà un maschietto». Ed era vero.
Una profezia che ha lasciato senza parole
La frase, semplice ma carica di significato, ha lasciato i familiari e i medici senza parole. La donna, che aveva già una gravidanza in corso prevista per metà febbraio, ha intuito l’essere di un figlio senza alcun dato medico. «Sarà un maschio», ha detto, e la sua intuizione si è confermata solo dopo l’ecografia morfologica eseguita nei giorni successivi, che ha rivelato il fiocco azzurro. La sua mente, durante il coma, aveva elaborato le notizie che i familiari le avevano sussurrato, tra cui la notizia del nuovo membro della famiglia.
La sua profezia, che sembrava un’intuizione, si è rivelata una realtà. La medicina ha salvato la sua vita, ma è stato il calore delle parole e l’affetto della famiglia a tenerla unita. La donna, in coma, ha ascoltato e ha intuito, senza alcun dato medico, la notizia che avrebbe cambiato la sua vita.
Un legame di sangue che supera i confini della coscienza
La famiglia, composta dal marito, dai due figli e dalla cognata Federica Serafin, ha seguito ogni momento del suo recupero. «Mi ha sempre chiamata “Raggio di luce”», racconta Federica, che ha sussurrato ai familiari i giorni più belli della loro vita, cercando di ancorarla alla vita. «Volevo cercare di selezionare proprio le notizie più belle», ha spiegato, ricordando come avesse rivelato la notizia della gravidanza, che era rimasta protetta fino a quel momento. La sua risveglio, dopo dieci giorni di silenzio, ha segnato una svolta. La sessantottenne ha aperto gli occhi, con le lacrime che le rigavano il volto, ma la voce è rimasta ferma. La sua profezia, che sembrava un’intuizione, si è rivelata una realtà. La medicina ha salvato la sua vita, ma è stato il calore delle parole e l’affetto della famiglia a tenerla unita.
La sua storia è un esempio di come la parola e l’affetto possano produrre esiti clinici impensabili. La medicina cura il sintomo, ma è la forza del bene e la struttura di una famiglia che nutre il bisogno di vivere. Antonietta, dopo due mesi di cure e un passaggio nei reparti di Medicina e all’Ospedale di Comunità, è tornata a casa a Monastier, con la speranza di vedere il suo figlio maschietto nascere. La sua profezia, che ha lasciato senza parole medici e familiari, si è avverata. Una storia che unisce la scienza, l’affetto e la speranza.



