Un gene associato al rischio elevato di Alzheimer, il APOE4, potrebbe danneggiare i vasi sanguigni del cervello, contribuendo alla progressione della malattia. Lo ha rivelato uno studio pubblicato sulla rivista Cell, condotto da ricercatori della Icahn School of Medicine at Mount Sinai e coordinato da Joel W. Blanchard, professore associato di Neuroscienze e di Biologia delle cellule staminali e medicina rigenerativa. La ricerca ha evidenziato come la variante genetica APOE4 possa trasformare le cellule che sostengono i piccoli vasi sanguigni in cellule che producono tessuto cicatriziale, favorendo la fibrosi vascolare e l’accumulo di amiloide attorno ai vasi.
Meccanismi del danno vascolare
Non era chiaro fino adesso attraverso quali processi il gene APOE4 contribuisse al danno vascolare e se tale danno fosse una conseguenza della malattia o un fattore attivo nella sua evoluzione. I ricercatori hanno integrato dati già disponibili e costruito un atlante dell’attività genica delle singole cellule che formano e sostengono i vasi sanguigni del cervello umano. L’analisi ha incluso lo studio di tessuti cerebrali umani ottenuti dopo la morte, modelli preclinici e tessuti cerebrali tridimensionali prodotti in laboratorio a partire da cellule staminali pluripotenti indotte, denominati miBrains.
Questi modelli riproducono alcune caratteristiche dell’organizzazione cellulare e della rete vascolare del cervello, permettendo di osservare processi difficili da studiare direttamente nell’organismo vivente. I ricercatori hanno anche testato l’effetto di un sistema di segnalazione cellulare specifico, bloccando il quale hanno riuscito a contrastare i danni causati dal gene APOE4 in modelli sperimentali, tra cui topi anziani portatori della variante genetica.
Implicazioni per la ricerca e la terapia
La variante APOE4 è il più importante fattore genetico di rischio noto per l’Alzheimer. Da tempo si osserva che, nelle persone colpite dalla malattia, i vasi sanguigni cerebrali possono deteriorarsi, in particolare in presenza di questa variante. I risultati dello studio aprono nuove prospettive per lo sviluppo di trattamenti, ma non dimostrano ancora la possibilità di prevenire o curare l’Alzheimer nei pazienti. I ricercatori sottolineano che i dati ottenuti potrebbero aiutare a comprendere meglio i meccanismi alla base della malattia e a identificare nuove terapie. Il lavoro è stato affiancato da una seconda ricerca pubblicata sulla rivista Cell Stem Cell, che ha individuato nuovi meccanismi attraverso i quali la variante APOE4 contribuisce al danno cerebrale. I ricercatori hanno utilizzato una combinazione di approcci, tra cui l’analisi di tessuti umani e modelli preclinici, per ottenere una visione completa del ruolo del gene nel contesto della malattia.
- La variante APOE4 danneggia i vasi sanguigni del cervello.
- I ricercatori hanno utilizzato modelli tridimensionali per studiare il danno vascolare.
- Il blocco di un sistema di segnalazione cellulare ha ridotto gli effetti dannosi.
- La ricerca apre nuove possibilità per lo sviluppo di trattamenti.



