La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha scelto di non partecipare all’Assemblea delle Nazioni Unite a New York, preferendo altri impegni come la Fashion Week di Milano, un’ospitata da Bruno Vespa e la firma di un decreto urgente per i tetti per bambini stranieri nelle classi. Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, ha commentato l’assenza di Meloni, definendola un atto di disinteresse per il dibattito internazionale e un segno di priorità diverse rispetto al diritto e alla pace. «Perché l’unica urgenza di Giorgia Meloni è inseguire Roberto Vannacci», ha detto Provenzano, sottolineando come il governo italiano abbia perso una possibilità di mostrare un ruolo significativo a livello globale.
Un’assenza che ha consegnato l’Italia a un’immagine di disinteresse
La mancanza di Meloni all’ONU ha avuto conseguenze non solo politiche, ma anche simboliche. «È definitivamente caduta la propaganda sul presunto protagonismo internazionale dell’Italia», ha sottolineato Provenzano, riferendosi a una strategia che sembrava voler posizionare l’Italia come attore globale. Invece, l’assenza della premier ha reso evidente un disimpegno, soprattutto in un momento di crisi internazionale. «L’immagine di Xi Jinping che sorvola il Palazzo di Vetro, atterra alla Casa Bianca per un vertice con Trump, senza passare dall’Assemblea, descrive questa condizione di difficoltà», ha aggiunto Provenzano, mettendo in luce come l’Italia non abbia più una voce chiara nel dibattito globale.
Il decreto varato da Meloni è stato definito razzista e incostituzionale. «L’urgenza della propaganda ha partorito un decreto che non risponde a una reale esigenza, ma serve a creare un’immagine di controllo», ha commentato il responsabile Pd. L’approvazione del provvedimento, che includeva un prelievo forzoso (poi ritirato), ha suscitato critiche per la sua natura e per l’assenza di un dibattito serio. «La gravissima sgrammaticatura del richiamo a Mattarella è un segno di nervosismo», ha sottolineato Provenzano, ritenendo che l’assenza di Meloni abbia reso evidente un atteggiamento di sfiducia verso il sistema internazionale.
La pace è una priorità, ma non per Meloni
Provenzano ha sottolineato come la pace, soprattutto per gli ucraini, sia una priorità. «La pace è una priorità, innanzitutto per gli ucraini», ha detto, ritenendo che l’Italia debba sostenere il popolo ucraino non solo per motivi ideologici, ma anche per il rispetto del diritto internazionale. «Il nostro sostegno all’Ucraina, anche militare, non discende da un diktat NATO, ma dalla carta delle Nazioni Unite che stabilisce il diritto all’autodifesa di un popolo», ha sottolineato Provenzano, ritenendo che l’Italia debba agire con coerenza e serietà. «Non vedo nessuna ragione progressista per astenersi dal provare a salvare vite civili sotto i missili russi in territorio ucraino, che è quello che concretamente può fare l’Italia nel sostegno a Kiev», ha concluso.
La mancanza di Meloni ha anche reso più difficile il coordinamento delle posizioni italiane a livello internazionale. «L’assenza della premier non può essere colmata dal discorso del ministro degli Esteri, che peraltro sui principali dossier è rimasto sul vago», ha detto Provenzano, riferendosi al dibattito su temi come la crisi di Hormuz e la guerra in Ucraina. «Sulla crisi di Hormuz, scaturita dalla guerra illegale di Trump e Netanyahu, contraria ai nostri principi e interessi, non dice più nulla», ha aggiunto, mettendo in luce come l’Italia non abbia più una voce chiara nel dibattito globale.
La politica estera italiana ha perso coerenza e leadership. «L’Italia non vota da sola, ma con Polonia, Francia, Spagna. In questi casi, bene che vada, terremo le posizioni. Ma è solo dall’Italia che può arrivare il cambiamento necessario a far compiere all’UE un salto di qualità che la renda capace di rispondere alle sfide del nostro tempo», ha concluso Provenzano, sottolineando come l’assenza di Meloni abbia reso evidente un disimpegno che non può essere compensato da altre figure.



