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venerdì 25 Settembre 2026

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Stefano Ciafani: «Il nucleare è morto, ucciso dal mercato. Per tagliare il gas serve puntare sugli accumuli»

Stefano Ciafani critica il ritorno al nucleare, sostenendo che è troppo costoso e che il mercato ha già ucciso la tecnologia. Propone investimenti in accumuli per ridurre la dipendenza dal gas.

Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, ha espresso un giudizio netto sul ritorno al nucleare in Italia, definendolo «morto, ucciso dal mercato». Secondo il presidente dell’associazione ambientalista, il nucleare non è una soluzione per ridurre la dipendenza dal gas e per abbassare i costi delle bollette. «Per tagliare il gas serve puntare sugli accumuli», ha sottolineato, sottolineando l’importanza di investire in tecnologie di stoccaggio per garantire la stabilità della rete elettrica. La discussione sul nucleare, ha aggiunto, è una «grande seduta spiritica», in cui un’idea «morto» viene riconvocata senza comprendere le dinamiche economiche che ne hanno determinato la fine.

Il mercato ha ucciso il nucleare

Secondo Ciafani, il nucleare non è stato ucciso dagli ambientalisti, ma dal mercato, che ha reso troppo costosa la sua realizzazione. «Il mercato ha già ucciso l’atomo per i suoi costi», ha affermato, sottolineando che i dati mostrano come il nucleare abbia costi di costruzione esorbitanti e non abbia mai abbassato i prezzi delle bollette. «Se fosse vero che il nucleare abbassa le bollette, quella francese dovrebbe essere la più bassa, eppure non è così», ha osservato, riferendosi al fatto che in Spagna, dove il nucleare produce il 20% dell’energia elettrica, le bollette sono più basse. In Italia, invece, il nucleare rappresenta solo il 9% della produzione elettrica mondiale, e il 70-80% sarà coperto da rinnovabili entro il 2050.

Le rinnovabili non sono una soluzione a scapito del nucleare

Ciafani ha sottolineato che nessuno propone un ritorno al nucleare a scapito delle rinnovabili, ma che si dovrebbe sviluppare entrambe le tecnologie per abbassare i costi delle bollette. «Non possiamo aspettare vent’anni per risolvere i problemi energetici», ha detto, ricordando che il tempo di costruzione delle centrali nucleari è troppo lungo e che i costi si accumulano con il passare degli anni. «Se si rimanda, si pagheranno cifre maggiori», ha aggiunto, sottolineando l’importanza di un approccio integrato tra tecnologie tradizionali e rinnovabili.

Il presidente di Legambiente ha anche criticato l’idea di investire in Small Modular Reactors (Smr), reattori di nuova generazione che dovrebbero costare meno e produrre energia in modo più economico. «Gli Smr sono fantascienza», ha detto, spiegando che al momento esistono solo alcuni prototipi cinesi e russi, ma nessuna azienda al mondo li vende. «E sul fatto che costino meno, chi ci riuscirà vincerà il Nobel per l’economia, perché gli Smr vanno contro la logica dell’economia di scala», ha concluso, mettendo in dubbio la fattibilità di questa tecnologia.

La transizione energetica non è solo un problema tecnico

Ciafani ha anche affrontato il tema dell’approvvigionamento di uranio da Paesi come la Russia, sottolineando che i principali estrattori sono altri Paesi. «La tecnologia verde oggi è prodotta soprattutto in Cina, ma questo vale da 30 anni per le cose che indossiamo e per la tecnologia che usiamo ogni giorno da 30 anni», ha osservato, ritenendo che il problema non sia nuovo e che la transizione ecologica non è legata solo alla tecnologia, ma a dinamiche di mercato. «La transizione ecologica non c’entra niente: sono dinamiche di mercato, è sempre il mercato che decide», ha concluso, sottolineando che la soluzione non sta nel ritorno al nucleare, ma nell’investimento in accumuli e tecnologie rinnovabili.

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