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sabato 26 Settembre 2026

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Cultura

Jaha Koo: il cibo è un linguaggio per esplorare l’identità

L’artista sudcoreano Jaha Koo porta al Romeuropa Festival il suo spettacolo Haribo Kimchi, che esplora l’identità attraverso il cibo.

Jaha Koo, regista, compositore e performer sudcoreano, porta al Romeuropa Festival il suo spettacolo Haribo Kimchi, un’esperienza unica che unisce arte, cibo e identità. L’artista, 42 anni, è noto per il suo approccio innovativo al teatro, in cui il cibo non è solo un elemento scenico, ma un linguaggio per esplorare le differenze e la condivisione. L’opera, in scena sabato 24 e due appuntamenti domenica 25 ottobre al Mattatoio, si basa sul kimchi, il tipico cavolo fermentato coreano, simbolo di una cultura radicata e di una identità già stabilita.

Il kimchi come simbolo di identità

Per Jaha Koo, il kimchi non è solo un alimento, ma un’identità culturale già definita prima che lui nascesse. «Non ho potuto sceglierlo», dice, spiegando come il cibo sia un elemento che ci accomuna, ma anche che ci distingue. L’artista, che ha vissuto in Europa da oltre una decina di anni, ha sviluppato il progetto Haribo Kimchi per riflettere su come si costruisce l’identità e come si condivide l’autenticità. «Tutti hanno il loro kimchi», afferma, «e ogni persona ha il suo modo di esprimersi attraverso il cibo».

Un’esperienza sensoriale e interattiva

Il lavoro di Jaha Koo si basa su una performance interattiva, in cui il pubblico è coinvolto direttamente. L’artista, che ha anche un’esperienza di cucina, prepara il cibo sul palco, usando strumenti tradizionali e ingredienti simbolo della sua cultura. «Cucinare davanti al pubblico è un modo per condividere qualcosa di intimo e universale», spiega. L’esperienza, però, non è solo un momento di condivisione, ma anche una sfida: «Quando sono sul palco, tutti sanno che sono un artista, ma quando cammino per strada, vengo visto come un estraneo».

La performance, che include musica, video e interazione con il pubblico, è concepita per creare un’atmosfera intima e universale. «La gelatina, metaforicamente, è la resilienza», spiega Koo, riferendosi al concetto di jelliness che caratterizza il lavoro. «Non è solida, ma non è nemmeno liquida: è qualcosa che si adatta e si riforma». Questo concetto, che si riflette nel modo in cui si vive e si sopravvive, è al centro del lavoro di Jaha Koo, che cerca di creare comprensione attraverso le differenze.

La Korean Wave e l’identità in movimento

Il lavoro di Jaha Koo si colloca all’interno di un contesto più ampio: la Korean Wave, un fenomeno culturale che ha visto il K-pop, le serie e la cultura coreana diventare sempre più popolari in Occidente. «La Korean Wave ha cambiato il modo in cui le persone si avvicinano al mio lavoro», osserva Koo, che sta preparando un nuovo spettacolo intitolato Born To Be K To Be Pop. «Oggi, molti conoscono il kimchi e il K-pop, ma la questione dell’autenticità è sempre più importante». Per Jaha Koo, il cibo è un linguaggio universale, ma anche un elemento di identità. «Il kimchi è un ricordo, un simbolo di una cultura radicata», dice, ricordando le sue radici in Corea. «Mia nonna preparava il kimchi ogni anno, e io ero sempre lì, a aiutarla». Questo legame con il passato è parte integrante del lavoro di Koo, che cerca di esplorare il rapporto tra identità, memoria e cultura attraverso il cibo.

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