Un passo avanti per l’Ucraina
L’Ucraina potrebbe ricevere il sistema missilistico Patriot, un passo significativo per rafforzare la sua capacità di difesa. L’ambasciatore Stefano Stefanini, diplomatico di lungo corso e consigliere scientifico dell’Ispi, ha commentato l’annuncio del presidente degli Stati Uniti, sottolineando che questa mossa potrebbe rappresentare una svolta nel conflitto. Tuttavia, Stefanini ha chiarito che i Patriot non cambieranno la strategia russa né il progressivo disimpegno americano. L’obiettivo principale è proteggere l’Ucraina dagli attacchi, ma non modificare il quadro generale del conflitto. La decisione americana potrebbe influenzare il futuro del conflitto.
Un disimpegno americano in atto
Gli Stati Uniti stanno riducendo gradualmente la loro presenza nell’Ucraina, un processo che si è intensificato con l’arrivo di Trump al potere. Il peso dell’assistenza militare si è spostato sempre più sull’Europa, un cambiamento che Stefanini ha sottolineato come un dato di fatto. La disponibilità americana a vendere i Patriot agli europei o direttamente a Kiev dipenderà da vari fattori, tra cui la disponibilità degli stock e la volontà di finanziare l’acquisto. La domanda cruciale è: quanto gli Stati Uniti possono effettivamente fornire, anche a pagamento?
Il disimpegno americano è un processo in corso. L’ambasciatore ha anche sottolineato che il peso maggiore dell’assistenza all’Ucraina rischia di ricadere ancora una volta sull’Europa. Quando Trump si è insediato erano ancora in corso i pacchetti di aiuti decisi dall’amministrazione Biden, ma successivamente il peso dell’assistenza militare si è spostato sempre più sull’Europa. Questo spostamento ha reso l’UE il principale fornitore di armi e supporto logistico all’Ucraina. Se l’annuncio dei Patriot sarà confermato, l’Ucraina potrebbe acquisire una maggiore capacità di resistenza nel medio-lungo periodo, riducendo la dipendenza dall’assistenza militare esterna. Tuttavia, il processo richiederà tempo: potrebbero servire da sei mesi a un anno. Nel frattempo, l’Europa dovrà assumere un ruolo sempre più centrale nell’assistenza all’Ucraina. La questione chiave rimane: quanto l’Europa è in grado di sostenere l’Ucraina, e con quali risorse?
Mosca, invece, non sembra intenzionata a modificare la sua strategia. L’ambasciatore ha spiegato che la Russia continua a sostenere le forze politiche contrarie agli aiuti a Kiev nei Paesi europei. Questo sforzo di influenza si accompagna a una strategia di guerra ibrida, che include l’uso di disinformazione e pressione politica. La guerra, quindi, potrebbe proseguire senza modifiche sostanziali nella strategia russa, anche se l’Ucraina si rafforza gradualmente. La Russia non cambia i piani, ma intensifica la guerra. La decisione americana potrebbe allora servire ad accelerare il disimpegno americano dall’Ucraina e, più in generale, dall’Europa? L’ambasciatore ha chiarito che il disimpegno americano dall’Europa è già in corso, anche se dobbiamo ancora capire in quale misura. Bisognerà vedere quanto gli Stati Uniti ridurranno la loro presenza, quali capacità verranno ritirate e con quali tempi. È un lavoro ancora in corso al Pentagono e presto dovremmo conoscere meglio le intenzioni americane.
Quanto all’Ucraina, l’amministrazione Trump ha sostanzialmente sospeso gli aiuti diretti: oggi Kiev compra armamenti oppure sono gli europei e altri Paesi a comprarli per lei. Altrimenti, il rubinetto americano resta chiuso. Questa mossa può indurre Mosca a ripensare la propria strategia o la guerra è destinata a proseguire? L’ambasciatore ha risposto che no. La Russia sta mostrando semmai l’intenzione di intensificare la guerra e conduce contemporaneamente un’azione politica e informativa molto ampia. Lo vediamo anche nel dibattito europeo: quando sono in gioco sanzioni, sostegno all’Ucraina o elezioni, entra in funzione anche la macchina della disinformazione russa.
La guerra, quindi, potrebbe proseguire senza modifiche sostanziali nella strategia russa, anche se l’Ucraina si rafforza gradualmente. L’Ucraina potrebbe acquisire una maggiore capacità di resistenza nel medio-lungo periodo, riducendo la dipendenza dall’assistenza militare esterna. Tuttavia, il processo richiederà tempo: potrebbero servire da sei mesi a un anno. Nel frattempo, l’Europa dovrà assumere un ruolo sempre più centrale nell’assistenza all’Ucraina. La questione chiave rimane: quanto l’Europa è in grado di sostenere l’Ucraina, e con quali risorse?



