La Sarca di Campiglio, fiume che attraversa la Val di Fassa, ha visto un nuovo passo nella lotta contro gli sversamenti di liquami da parte dell’allevamento di Mavignola. Dopo anni di polemiche e interventi istituzionali, ieri a Trento si è tenuta un’asta per 25 vacche provenienti da questa azienda, un primo gesto per ridurre l’impatto ambientale. L’evento, tenutosi nella sede della Federazione allevatori, ha suscitato commenti e domande da parte di allevatori, ambientalisti e cittadini, che hanno seguito con attenzione la vendita di animali che, per anni, hanno contribuito a inquinare il fiume.
Un primo passo per la normalizzazione
La vendita di 25 bovini rappresenta il primo passo su una strada che potrebbe portare alla riduzione dell’allevamento di Sant’Antonio di Mavignola. Giacomo Broch, presidente della Federazione allevatori trentini, ha spiegato che l’obiettivo è «ridurre i capi e ripartire», senza chiudere l’azienda. L’allevatore, che ha anche un’attività nel Primiero, ha sottolineato che l’azione non è solo un provvedimento legale, ma una scelta per ripristinare la legalità e la sostenibilità dell’allevamento.
Le vacche magre e le domande degli ambientalisti
Le vacche in vendita hanno suscitato commenti di preoccupazione. «Magre, sporche, pelo lungo. Danno l’impressione della sciatteria e dell’abbandono», ha detto un osservatore presente alla sala aste. Alcuni animali sembravano in cattive condizioni, con un aspetto che ha suscitato domande su come si siano sviluppati negli ultimi mesi. «Perché alcuni animali appaiono così magri?», ha chiesto un ambientalista, mentre altri hanno posto domande su dove siano finiti gli altri bovini appartenenti alla stessa azienda.
Un’ultima domanda ha suscitato particolare preoccupazione: una vacca sembrava aver partorito da poco, ma non era presente il vitello. «Dov’è il vitello?», hanno chiesto alcuni rappresentanti dell’associazione Bearsandothers, che ha già sollevato diverse questioni riguardo al benessere degli animali e ai controlli sanitari. L’azienda, infatti, è stata oggetto di interrogazioni provinciali e interventi di più istituzioni, ma la situazione non si è mai risolta in modo definitivo.
Un intervento che ha richiesto anni
La situazione dell’allevamento di Mavignola è diventata un problema ambientale da almeno sei anni. Il Comune di Pinzolo ha speso oltre 32.000 euro per creare una strada per permettere il recupero del letame, mentre nel 2024 il Servizio Bacini montani ha realizzato un tomo per contenere i liquami. La Procura ha incaricato Giacomo Broch di prendere in mano la situazione, ma il malumore rimane. «Non lavoro per chiudere, ma per ridurre i capi, con l’obiettivo di ripartire», ha ripetuto l’allevatore, che ha sottolineato che il processo non è ancora concluso. Probabilmente altre aste seguiranno, ma per la normalizzazione dell’allevamento servirà molto di più. La comunità, gli allevatori e gli ambientalisti attendono risposte precise e concrete, che possano garantire un futuro sostenibile per l’azienda e per il fiume Sarca. La strada è lunga, ma il primo passo è stato fatto.



