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domenica 27 Settembre 2026

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Cultura

Femizidio: il concetto fu difficile da diffondere

L’articolo analizza le sfide nel diffondere il concetto di femizidio e il ruolo dei media nella sua rappresentazione.

Sandra Bortolin, presidente della Camera dei Giornalisti del Trentino-Südtirol, ha spiegato come fosse estremamente difficile diffondere il concetto di “femizidio” nel passato. Secondo lei, era necessario convincere le persone che la morte di una donna rappresenta un reato specificamente legato al genere. L’idea di considerare il femizidio come un fenomeno sociale e non solo come un singolo evento tragico ha richiesto un lavoro di sensibilizzazione e di cambiamento nella comunicazione. Oggi, il concetto è più diffuso e riconosciuto, ma il percorso per arrivare a questa consapevolezza è stato lungo e complesso.

La responsabilità dei giornalisti

La Bortolin ha sottolineato l’importanza della responsabilità dei giornalisti nel trattare temi sensibili come il femizidio. Secondo lei, la rappresentazione mediatica di tali eventi non deve limitarsi a raccontare fatti isolati, ma deve anche mettere in luce il sistema di discriminazione di genere che ne è alla base. La morte di una donna non è un tragico episodio, ma un sintomo di un sistema che non funziona. Questa consapevolezza ha portato a una maggiore attenzione nella scrittura e nella scelta delle parole, con l’obiettivo di evitare stereotipi e di rendere visibile il problema sociale.

Un passo verso la sensibilità

La diffusione del termine “femizidio” ha richiesto un lavoro di sensibilizzazione tra i professionisti del settore. In particolare, la Bortolin ha ricordato come fosse necessario modificare la lingua e il linguaggio utilizzato per descrivere tali eventi. Il termine è un strumento del nostro lavoro, e abbiamo smesso di tollerare gli stereotipi. Questo cambiamento ha portato a una maggiore attenzione verso la rappresentazione dei femizidi, con un incremento dell’uso di termini come “femizidio” o “femminicidio” in articoli e reportage. Tuttavia, la Bortolin ha anche riconosciuto che la rappresentazione mediatica rimane spesso episodica e non riesce a mettere in luce il contesto sociale.

La Bortolin ha anche menzionato il ruolo del Manifesto di Venezia, un codice di condotta per la comunicazione su violenza di genere, che è stato sviluppato con il contributo di organizzazioni come GIULIA, un network di giornaliste italiane che promuove una comunicazione più sensibile e diversificata. Questo documento ha rappresentato un passo importante verso una maggiore responsabilità e attenzione nella rappresentazione dei femizidi. Tuttavia, la Bortolin ha anche sottolineato che i risultati di alcuni studi non sono rappresentativi, poiché si basano su un numero limitato di casi e di periodi di osservazione.

Nonostante i progressi, la Bortolin ha riconosciuto che la rappresentazione dei femizidi rimane spesso limitata a episodi isolati, senza riuscire a mettere in luce il contesto sociale e le dinamiche di potere che ne sono alla base. Questo aspetto rimane un tema di dibattito e di riflessione nel settore giornalistico, con l’obiettivo di migliorare la sensibilità e la responsabilità nella comunicazione su temi di genere.

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