Isola 22, Catanzaro prova a diventare comunità. Tra arte, memoria e il sogno di una nuova vivibilità, il progetto urbano si presenta come un tentativo di riconciliare passato e futuro, spazi e relazioni. L’idea nasce da una ricerca legata a un tratto del centro storico, che ha visto stratificazioni e metamorfosi sociali, dalla prima Giudecca fino a Palazzo Fazzari. L’obiettivo non è solo sottrarre la strada alle automobili, ma restituire un pezzo di città alla collettività, creando un microcosmo sociale in cui la vita quotidiana possa ritrovare un senso.
Un progetto che si fonda sulla scommessa
Perché ogni trasformazione urbana comincia necessariamente da una scommessa: creare oggi le condizioni perché qualcun altro, domani, possa vivere meglio quello spazio. La scommessa è l’unico modo per costruire una città possibile, non ideale, ma accessibile. Daniela Palaia, consigliere comunale, ha raccontato la difficoltà dell’avvio del progetto, ma anche la scelta di provarci. L’idea è di costruire, passo dopo passo, una città in cui una strada possa tornare ad essere luogo di incontro, la memoria possa dialogare con il presente e l’idea di pedonalità non si esaurisca nella sottrazione delle auto, ma diventi aggiunta di vita.
Arte, poesia e musica come strumenti di trasformazione
La serata “Cura d’Arte”, tenutasi al Museo del Rock, ha visto l’intreccio di linguaggi apparentemente lontani ma capaci di incontrarsi intorno al tema dello spazio urbano. C’è l’arte di Maurits Cornelis Escher, con il suo modo matematico e insieme fluido di concepire gli spazi, raccontata da Giovanni Audino. E c’è la graphic novel di Manuele Fior, con “Celestia”, dove la fluidità urbana conduce progressivamente i protagonisti verso spazi più strutturati. Il racconto di Elisa Chiriano ha dedicato spazio a una Catanzaro della memoria: quella città che vive negli occhi di una donna che ritorna e ritrova la bambina che aveva lasciato tra odori, strade e ricordi.
Piergiorgio Caruso ha accompagnato il pubblico dentro la discografia dell’Equipe 84, fino a quella “Tutta mia la città”, che, quasi involontariamente, è diventata una colonna sonora perfetta per il tema della serata. E infine la poesia in prosa, con “Desiderata” di Max Ehrmann, affidata alla voce e all’interpretazione di Salvatore Venuto. La poesia e la musica diventano strumenti per immaginare una città diversa, in cui la cultura non è solo un elemento decorativo, ma un motore di trasformazione.
La fluidità iniziale del progetto, come nelle geometrie di Escher o nelle città immaginate da Fior, dovrà però prima o poi diventare qualcosa di concreto. Una forma capace di tradursi in sostanza, in vivibilità, in relazioni, in uno spazio realmente restituito alle persone. La vera sfida sarà capire se quella che oggi è ancora un’idea, raccontata attraverso l’arte e le parole, riuscirà domani a diventare spazio vissuto. E se quell’“isola” saprà davvero smettere di essere soltanto un progetto per diventare, finalmente, un pezzo di città restituito alla sua comunità.
- Isola 22: un progetto di trasformazione urbana a Catanzaro
- Arte e cultura come strumenti per la riconciliazione tra passato e futuro
- Un’idea di città possibile, non ideale



