La Biennale di Venezia, in corso fino al 22 novembre 2026, ospita il Padigone Cubano, rappresentato dall’artista Roberto Diago. L’installazione “Hombres Libres/Free Men” è un’installazione che esprime attraverso materiali riciclati e simbolismi storici la lotta per la libertà e la memoria di una diaspora africana. L’opera, composta da teste di metallo e materiali industriali, si presenta come una presenza sovradimensionata, che invita a riflettere su una storia spesso dimenticata.
La libertà non è un trofeo
Roberto Diago, artista cubano e docente all’Università delle Arti (ISA), ha dichiarato: “Non credo che la libertà sia un trofeo”. Per lui, la libertà è un diritto, non un premio. L’installazione “Hombres Libres” rappresenta una resistenza storica, una lotta quotidiana per la sopravvivenza e la dignità. Le teste di metallo, realizzate con materiali di scarto, portano cicatrici visibili, simboli di un passato di dolore e di una memoria che non si può cancellare.
Un lavoro radicato nella memoria e nella resistenza
Le opere di Diago, come “L’Havana, 1971”, sono il risultato di assemblaggi di pezzi di scarto, soprattutto industriali. Le cicatrici e le saldature sono volutamente evidenti, come se la memoria e l’anima ancestrale non potessero liberarsi dal ricordo del dolore. L’artista spiega: “Sono ciò che sono perché vengo da loro”. La sua identità è legata alla sua origine, e il suo lavoro è un dialogo con la storia e con i suoi antenati.
Diago ha anche sottolineato l’importanza di rendere visibile una memoria che troppo spesso è stata messa a tacere. L’arte, per lui, è un mezzo per esprimere una verità dell’esperienza umana e per mettere a disagio i centri di potere. “Il mio impegno è rivolto alla verità dell’esperienza umana e a una memoria che continua a mettere a disagio questi centri di potere”, ha detto. L’installazione non è solo un’opera d’arte, ma un invito a riflettere su chi abbia il diritto di raccontare la storia e da quale prospettiva essa venga narrata.
Un dialogo tra passato e presente
La mostra, curata da Nelson Ramirez de Arellano, si svolge presso il Giardino Bianco – Art Space di via Garibaldi 1814 a Venezia. Le opere, con la loro monumentalità, occupano uno spazio impossibile da ignorare. Diago ha spiegato che la scelta di dimensioni e numero di teste è intenzionale: “Volevo che quelle teste smettessero di essere individui isolati per diventare una presenza collettiva”. L’obiettivo è che il pubblico non sia un osservatore distante, ma che attraversi l’opera e si senta parte di essa.
Il lavoro di Diago non si limita al passato. L’artista ha anche parlato del presente, della comunità diasporica e delle nuove forme di resistenza. “Esistono molte realtà, ciascuna narrata attraverso l’identità, la cultura e l’esperienza di ogni persona e di ogni comunità”, ha detto. L’arte, per lui, è un modo per aprire uno spazio a queste voci che, per troppo tempo, si è cercato di mettere a tacere. La mostra di Roberto Diago alla Biennale di Venezia è un omaggio alla memoria, alla resistenza e alla libertà. Un lavoro che non esibisce la libertà come un trofeo, ma la presenta come un diritto, una realtà che non può essere negata. L’arte di Diago è un invito a riflettere, a ricordare e a riconoscere la dignità di ogni essere umano.



