Quasi 53 milioni di bambini nel mondo sono costretti alla fuga a causa di conflitti, violenze e disastri climatici, con un su cinque tra gli arrivi in Europa. L’Italia si conferma il primo Paese d’ingresso per i minori migranti, mentre cresce l’allarme per i rischi di abusi, sfruttamento e morte lungo le rotte verso l’Europa. In vista della 112ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, Papa Leone XIV ha rivolto un appello alla responsabilità di tutti nella tutela dei minori, spesso vittime di violenze e condizioni traumatiche.
Un su cinque tra gli arrivi in Europa
Nel 2025, sono sbarcate 66.300 persone, tra cui oltre 14.000 minori, con un’incidenza di un minore ogni cinque arrivi. Nei primi mesi del 2026, gli arrivi complessivi hanno superato quota 37.200, con una proporzione costante di un minore ogni cinque persone. L’Italia, con il suo ruolo di primo approdo, ha visto un numero elevato di minori migranti, con circa 14.300 minori soli registrati nel sistema di accoglienza al 31 maggio 2026. La rotta del Mediterraneo è drammatica: dal 2015 a oggi, oltre 33.600 persone hanno perso la vita, con un bilancio tragico lungo la via verso l’Italia, dove si registra la morte di un bambino al giorno nell’arco di un decennio. Nei Paesi di primo approdo e lungo la rotta balcanica, le strutture di accoglienza risultano spesso sovraffollate, aumentando i rischi di emarginazione.
Condizioni di pericolo lungo le rotte
Lungo le rotte migratorie, i minori affrontano rischi gravi, tra cui tratta, lavoro forzato, reclutamento in gruppi armati e detenzione arbitraria. Le ragazze e le bambine sono particolarmente esposte a violenze di genere e abusi sessuali. I traumi psicologici derivano dalla perdita della scuola, dalla separazione dai familiari e dalla minaccia costante per la vita. L’Unicef e il Ministero dell’Interno hanno lanciato il programma Protect+ per rafforzare l’identificazione precoce e la presa in carico di oltre 45.000 persone vulnerabili.
La protezione dei minori migranti rimane un tema cruciale, tanto per la comunità internazionale quanto per i singoli Stati che li accolgono. La situazione è drammatica, con oltre 500 milioni di bambini che vivono in zone di guerra, esposti al collasso dei servizi sanitari ed educativi e a gravi crisi nutrizionali. A ciò si sommano i pesanti traumi psicologici derivanti dalla perdita della scuola, dalla separazione dai familiari e dalla costante minaccia per la vita.
Garantire protezione, cure e inclusione a questi minori è un dovere morale e giuridico improrogabile per la comunità internazionale. L’attenzione sui minori migranti è stata posta da Papa Leone XIV, che ha denunciato le “sofferenze indicibili, violenze, torture, sfruttamento e condizioni traumatiche” vissute dai giovanissimi costretti ad abbandonare la propria terra. L’appello del Pontefice è rivolto a tutti, invitando a sentirsi coinvolguti nella vita di questi ragazzi che vanno sempre tutelati e assistiti.



