Una villa sul Lago di Como e un rifugio in alta montagna custodiscono la storia d’amore di Marco e Rosa De Marchi, due coniugi che hanno lasciato un’eredità duratura. La mostra “Marco e Rosa De Marchi: una villa, una collezione, una storia d’amore”, ospitata a Villa Monastero a Varenna, racconta come la passione per la natura e la generosità verso la ricerca e la cultura abbiano portato a un’opera di donazione e condivisione. La mostra, in mostra dal 26 settembre 2026, invita a riflettere su come due persone, attraverso scelte private, hanno permesso a tante altre di costruire ricordi su un tratto di lago e in montagna.
Una passione per la natura e la cultura
Marco De Marchi, nato nel 1872, era un naturalista e mecenate che dedicò energie e risorse allo studio della natura e al sostegno della ricerca. Rosa Curioni, nata nel 1865, condivideva con lui una passione che li portava lontano dalle comodità delle loro residenze: la montagna. La loro storia si intreccia con un episodio avvenuto nel 1910, durante un’ascensione al Bernina con l’alpinista Alfredo Corti. La salita si interruppe nei pressi della Forcola di Cresta Guzza, ma in quel momento nacque un’idea: costruire un rifugio che potesse aiutare chi si avventurava sulle stesse montagne.
La loro passione per la natura portò a un’idea concreta: un rifugio per chi si avventurava in montagna. Tre anni dopo, nel 1913, i coniugi finanziarono la realizzazione del rifugio, che portò i loro nomi. Ancora oggi, pronunciarli significa indicare un riparo in alta montagna, nato da una passione vissuta insieme.
Un gesto di donazione e condivisione
La loro vita non si limitò alle montagne: nel 1925 i De Marchi acquistarono Villa Monastero, una dimora di Varenna con una lunga storia che risaliva a secoli prima come monastero femminile. Per Marco e Rosa, la villa divenne un nuovo capitolo della loro vita, un luogo in cui il lago, il giardino e le stanze arredate furono parte del loro mondo.
La mostra invita a soffermarsi proprio su questa dimensione. Un abito racconta una presenza, un libro conserva il segno di un interesse, un oggetto d’arredo riporta una sala alla sua funzione più semplice: quella di una casa abitata. Sono queste testimonianze a dare concretezza al ricordo dei coniugi, oltre alle date e ai cognomi. Dopo la scomparsa di Marco nel 1936, Rosa gli sopravvisse fino al 1951 e contribuì a dare continuità alle iniziative e agli interessi che avevano accompagnato la loro vita. La donazione di Rosa fu un gesto che ha permesso a Villa Monastero di rimanere un luogo accessibile e vivibile. Dopo la morte del marito, fu Rosa a donare allo Stato le proprietà destinate alla ricerca e alla collettività. Per Villa Monastero, la donazione prevedeva l’obbligo di conservare la dimora e di destinarla a istituzioni culturali di pubblica utilità.
La mostra, proposta in occasione del Weekend della Rete dell’800 e del novantesimo anniversario della morte di Marco, nasce dalla collaborazione con il Museo del Risorgimento di Milano. La visita è compresa nel biglietto della Casa Museo. È un’occasione per fermarsi, oltre la bellezza del panorama, sulle persone che hanno contribuito al destino di Villa Monastero. Marco e Rosa hanno lasciato i loro nomi a un rifugio e la loro dimora alla collettività. A distanza di quasi un secolo, la loro storia si incontra ancora entrando in una casa sul lago o cercando riparo tra le montagne.



