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lunedì 28 Settembre 2026

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Cultura

Aki Sasamoto: l’esperienza di disorientamento all’Hangar Bicocca

Aki Sasamoto presenta una mostra all’Hangar Bicocca che esplora relazioni e spazi attraverso scultura e performance.

Aki Sasamoto presenta una mostra all’Hangar Bicocca che si concentra sull’esperienza di disorientamento e sulle relazioni tra spazio, corpo e oggetti. L’installazione, intitolata XYZ, si sviluppa attraverso una serie di dispositivi che mettono in discussione le convenzioni di uso e posizione. L’opera non si limita a presentare oggetti, ma si interroga su come questi possano essere trasformati attraverso l’azione e l’interazione. La mostra si svolge in un contesto in cui la struttura architettonica e le relazioni tra elementi diventano parte integrante dell’esperienza.

Relazioni e spazi in movimento

La mostra di Aki Sasamoto si basa su una rete di rapporti in cui scultura, performance, video, danza e memoria interagiscono tra loro. Ogni elemento modifica gli altri, creando una dinamica in cui il corpo e l’ambiente si influenzano reciprocamente. Il titolo XYZ richiama le coordinate cartesiane e le ultime lettere dell’alfabeto, suggerendo una posizione nello spazio e una sequenza che sembra arrivare al suo limite. Tuttavia, il punto non resta fissato: le coordinate servono a orientare, ma vengono subito attraversate dal corpo. La questione riguarda ciò che accade quando una struttura apparentemente precisa viene attraversata da memoria, desiderio, abitudine, errore, gesto e tempo.

La performance di Sasamoto rende percepibile questa forza. Il corpo dell’artista entra in una rete di pesi, distanze, attriti, superfici, oggetti e sguardi e trasforma la situazione in un campo di energie. L’energia è gravitazionale, cinetica, sonora, affettiva, sociale. Un gesto modifica un oggetto, l’oggetto modifica una traiettoria, la traiettoria modifica il comportamento di chi guarda. La performance rivela così che la scultura possiede una dimensione temporale prima ancora di essere attivata.

La materia e la sua trasformazione

La materia non illustra un concetto già formulato: partecipa al processo attraverso il quale il concetto prende forma. Un tavolo, un letto, un armadio, una porta conservano la leggibilità della propria funzione e la espongono alla deviazione. Il loro significato emerge quando il comportamento non coincide più con l’uso previsto. È una logica che può ricordare Lygia Clark, dove l’oggetto diventava una situazione da attivare attraverso il corpo. In Sasamoto l’attivazione assume una forma più instabile e spesso ironica: gli oggetti attendono un gesto che li trasformi e quel gesto produce una nuova condizione.

La distanza fra un tavolo e l’altro, fra una telecamera e un corpo, fra un oggetto e il gesto che lo attiva contiene già una possibilità d’azione. La scultura esiste nella misura in cui può essere trasformata. In Strange Attractors, una costellazione sospesa di tavoli, telecamere a circuito chiuso e bicchieri inseriti in reti per la frutta costruisce un ambiente domestico sottratto alla domesticità. Il titolo richiama i sistemi dinamici nei quali traiettorie differenti possono convergere verso configurazioni riconoscibili senza seguire un percorso lineare.

La politica dello spazio

La dimensione politica prende una forma concreta: un dispositivo architettonico stabilisce chi può restare, come può muoversi, quanto spazio può occupare. La misura diventa una pratica di distribuzione delle possibilità. In Wrong Happy Hour, il pubblico è invitato a entrare e a sostare in un ambiente che si trasforma progressivamente. La parete di fondo avanza, riducendo la superficie disponibile e spingendo le persone verso l’esterno. L’esclusione non viene rappresentata: viene prodotta. La convivialità promessa dal titolo si trasforma in una questione di accesso, permanenza, distanza. Una stanza cambia il comportamento semplicemente restringendo la superficie sulla quale i corpi possono distribuirsi. La parete non racconta un confine: lo fa accadere. Il pubblico comprende la propria posizione nel momento in cui quella posizione diventa precaria. La misura non è soltanto qualcosa che occupiamo: contribuisce a stabilire come possiamo occuparlo. Sasamoto rende sensibile questa condizione attraverso oggetti quotidiani che, sottratti alla familiarità, rivelano la capacità di organizzare il comportamento.

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