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lunedì 28 Settembre 2026

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Cronaca nera

Federico Aldrovandi, 21 anni fal’omicidio. Il legale: «Nonostante la condanna, i sindacati non hanno chiesto scusa»

L’avvocato della famiglia Aldrovandi denuncia l’assenza di scuse da parte dei sindacati di polizia dopo la condanna dei quattro agenti coinvolti nell’omicidio del diciottenne.

A ventun anni dalla tragica scomparsa di Federico Aldrovandi, il diciottenne deceduto il 25 settembre 2005 in via Ippodromo a Ferrara durante un intervento di quattro agenti di polizia, l’avvocato della famiglia, Fabio Anselmo, ha rilanciato la sua denuncia. Il giovane, morto dopo aver compiuto 18 anni, è stato ricordato come «diventato maggiorenne per morire». L’avvocato ha sottolineato come la famiglia abbia lottato per ottenere verità e giustizia, pur affrontando un dolore che non ha mai smesso di crescere.

La battaglia per la verità e la giustizia

Il legale ha ricordato come la famiglia abbia affrontato un iter giudiziario lungo e doloroso, durante il quale alcuni sindacati di polizia hanno preso posizione a favore dei «colleghi» condannati, dando dei calunniatori a chi aveva visto l’omicidio. «Nonostante le sentenze della magistratura, alcuni sindacati hanno trovato ragione di esistere e visibilità nella difesa dei “colleghi” ingiustamente coinvolti», ha spiegato Anselmo. Il capo della Polizia, Manganelli, non ha mai chiesto scusa alla famiglia, nonostante le condanne definitive a carico dei quattro agenti. «Non è bastato», ha proseguito il legale, riferendosi all’intitolazione di una targa al ricordo del ragazzo. «Il sindaco e la sua amministrazione hanno intitolato una targa al ricordo di quello scempio. Non è bastato. Quei sindacati, i cui esponenti siedono oggi in Consiglio nella sua maggioranza, o che vi presenziano per ragioni di ordine pubblico, non vi hanno mai chiesto scusa», ha concluso Anselmo, sottolineando come l’assenza di scuse rimanga un punto dolente per la famiglia.

Un dolore che non si è mai spento

Il legale ha espresso il suo dolore e la sua colpa per il senso di inutilità del suo lavoro. «Non so cosa dirvi perché non posso nemmeno immaginare il vostro dolore, fortissimo e progressivo. Aldro non vive più. Ma non dimentichiamolo», ha detto, ricordando come la famiglia abbia lottato per il figlio e per la giustizia. «Nonostante tutto ciò, credo che il sacrificio dei vostri figli, Federico ma anche Stefano, ineluttabile ed insopportabile, meriti un simbolo di amore e speranza», ha concluso.

La vicenda di Federico Aldrovandi rimane un caso emblematico di come la giustizia possa essere lenta e i sindacati possano non sempre rispondere alle esigenze di verità e riconoscimento. Il legale, con il suo intervento, ha riaffermato l’importanza di non dimenticare i sacrifici di chi ha lottato per la verità, anche quando le istituzioni non si mostrano all’altezza. La famiglia ha lottato per la verità e la giustizia, pur affrontando un dolore che non si è mai spento. Nonostante le condanne, i sindacati non hanno mai chiesto scusa alla famiglia.

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