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lunedì 28 Settembre 2026

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Cultura

Il film tv su Carlo Acutis attrae i giovani con una testimonianza di santità quotidiana

Il film tv su Carlo Acutis ha registrato un alto share tra i giovani, attirando l’attenzione di un pubblico in cerca di senso.

Il film tv “Il mio nome è Carlo”, dedicato alla vita di san Carlo Acutis, ha registrato un successo straordinario, conquistando il 29,6% di share in prima serata su Canale 5 il 27 settembre 2026. La fiction, trasmessa in contemporanea con la commedia “Lo sposo indeciso” su Rai 1, ha visto un pubblico di 4 milioni e 269mila spettatori, con un picco del 40% di share. La maggior parte del pubblico è costituita da ragazzi e giovani, fino ai 35 anni, che hanno seguito il film, diventando la spina dorsale dell’audience vincente.

Un modello di vita che intercetta i giovani

Secondo Adriano Fabris, professore di Filosofia morale e di Etica della Comunicazione all’Università di Pisa, il successo del film tv è dovuto al fatto che Carlo Acutis rappresenta un modello di vita semplice ma eccezionale, che si presenta come un “santo della porta accanto”. La testimonianza verace del santo, che ha vissuto la santità quotidianamente, ha attirato l’attenzione di un pubblico giovanile in cerca di senso e di punti di riferimento. Questo ci dice che Carlo Acutis è una figura che interessa, intercetta l’attenzione, il coinvolgimento proprio da parte di un pubblico giovanile.

Il fatto che una parte così consistente e cospicua dell’audience sia costituita da ragazzi e giovani mostra che, probabilmente, altre rappresentazioni, offerte dai media, del mondo giovanile e di situazioni anche emergenziali interessano meno proprio però i giovani che si trovano più in sintonia con un modello di vita volto a fare il bene. Non è vero che le giovani generazioni sono sbandate, indifferenti, non si pongono domande, non sono alla ricerca di indicazioni per agire bene: questo lo posso dire anche della mia esperienza diretta, faccio corsi di Filosofia morale e di Etica per ragazzi dai 18 ai 20 anni alla triennale, da parte loro c’è un interesse, una passione, un porsi domande vere, sentite, che francamente non ci si aspetterebbe.

Un’alternativa alle “3 S” del giornalismo tradizionale

Il successo del film tv ha messo in discussione il paradigma delle “3 S” del giornalismo tradizionale: sangue, soldi e sesso. Fabris ha sottolineato che il pubblico non è più interessato solo a notizie estreme, ma cerca anche alternative che offrano modelli di comportamento positivo e realizzabili. Le buone notizie non vanno ghettizzate né confinate nelle pagine interne di un giornale, ma devono essere tratte alla pari delle altre.

Il film tv, con la sua narrazione di una vita reale e possibile, ha dimostrato che è possibile attirare l’attenzione anche senza ricorrere a elementi estremi o sensazionalistici. Il successo del film tv su Carlo Acutis ha anche suscitato riflessioni su come la televisione possa offrire alternative a un’informazione strillata e piena di cronache nere. Fabris ha sottolineato che il 30% di share in prima serata è un risultato significativo, soprattutto per un canale commerciale come Canale 5, che ha fatto una scommessa rischiosa ma vinta. Questo mi auguro che mostri un cambiamento di prospettiva.

Il successo del film tv su Carlo Acutis ha anche messo in luce l’importanza di riconoscere la santità non solo in figure estremamente notate, ma anche in persone comuni che vivono la loro vita con integrità e dedizione. L’esempio di Madre Teresa di Calcutta, che ha fatto cose semplici ma eccezionali, è un altro esempio di come la santità possa essere incarnata nella quotidianità. Il film tv rappresenta un’occasione per riflettere su come la televisione possa offrire modelli di comportamento positivo e realizzabili, che possano essere contagiosi e trasformatori.

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