La Valle Bormida, un’area geografica che attraversa il confine tra Liguria e Piemonte, è al centro di una battaglia politica e ambientale che coinvolge entrambi i territori. I cittadini e i rappresentanti locali si oppongono al progetto di costruzione di un impianto di termovalorizzazione che dovrebbe smaltire i rifiuti della Liguria. La protesta, che ha radici profonde, si estende da Cairo Montenotte a Torino, con iniziative politiche e azioni simboliche che cercano di bloccare la realizzazione dell’impianto. La minoranza del Consiglio comunale di Cairo Montenotte chiede formalmente alla giunta del sindaco Paolo Lambertini di opporsi al progetto, mentre i consiglieri regionali del Pd, Mauro Calderoni, Fabio Isnardi e Domenico Ravetti, sottolineano l’importanza di coinvolgere il Piemonte nella decisione.
Un progetto che coinvolge due regioni
La mozione presentata dal consigliere regionale di maggioranza Claudio Sacchetto (FdI) ha suscitato reazioni significative. I rappresentanti del Pd hanno espresso soddisfazione per il riconoscimento del fatto che il progetto riguarda direttamente anche il Piemonte. «Fa piacere che oggi si riconosca ciò che sosteniamo da mesi: la Valle Bormida non finisce al confine amministrativo tra Piemonte e Liguria», hanno sottolineato. L’impianto, destinato a trattare circa 220 mila tonnellate di rifiuti l’anno, potrebbe avere ricadute ambientali, viabilistiche e socioeconomiche importanti anche sui territori piemontesi.
Un passato di resistenza e di rischi
La resistenza alla costruzione di un inceneritore non è una novità per la Valle Bormida. Negli anni Ottanta, il progetto ReSol aveva già suscitato preoccupazioni per i rischi legati ai fumi tossici. Tra gli episodi più ricordati, c’è la trasvolata effettuata dall’allora sindaco di Camerana Pier Giorgio Giacchino sul sito dell’Acna di Cengio, un’industria chimica che promuoveva l’impianto e già inquinava acque e terreni. L’azione simbolica, con l’uso di un aereo e la distribuzione di coriandoli, aveva dimostrato come i fumi potessero raggiungere anche le aree piemontesi.
La stessa preoccupazione si ripresenta oggi, con il rischio di convivere con i fumi tossici di un inceneritore. I cittadini e i rappresentanti locali temono impatti ambientali e sanitari, che potrebbero colpire non solo la Valle Bormida, ma anche le aree circostanti. La battaglia, quindi, non è solo una questione locale, ma una sfida che coinvolge due regioni e richiede una collaborazione più stretta per proteggere il territorio.
Un fronte unito contro l’inceneritore
Il fronte del No si è rafforzato negli ultimi mesi, con iniziative politiche e azioni di protesta che coinvolgono entrambi i territori. La mozione presentata a Torino ha trovato supporto anche da parte di un consigliere della maggioranza regionale, che ha riconosciuto l’importanza del coinvolgimento del Piemonte. «Ora che anche un consigliere della maggioranza regionale riconosce che il progetto del termovalorizzatore ligure riguarda direttamente il Piemonte, forse possiamo finalmente parlare seriamente della Valle Bormida», hanno commentato i rappresentanti del Pd.
Nonostante le opposizioni, il progetto non è ancora bloccato. I rappresentanti del Pd hanno chiarito che una mozione che chiede di approfondire gli impatti e di coinvolgere il Piemonte non equivale a una contrarietà all’impianto. Per questo aspettano di vedere quali saranno gli impegni concreti che la maggioranza sarà disposta ad assumere in Consiglio regionale. La battaglia, quindi, continua, con la speranza che il territorio possa essere protetto da un progetto che potrebbe portare rischi significativi per l’ambiente e la salute.



