Pierpaolo Capovilla e Vinicio Capossela, due artisti che si sono incontrati per caso ma si sono trovati a condividere un progetto unico, raccontano la loro collaborazione e le radici ideologiche che li uniscono. Sono “perdenti di successo”, un termine che evoca una contraddizione, ma che per loro è una scelta di vita. Capovilla, ex musicista e fondatore del Teatro degli Orrori, e Capossela, cantautore noto per il successo di “Le città di pianura”, si trovano a lavorare insieme a un progetto ispirato alla vita di Renato Striglia, amico di Capossela morto nel 2020. L’opera, “E morte non avrà dominio”, si presenta come un mix tra musica e teatro, in scena a Roma e in giro per l’Italia.
La resistenza come forma d’arte
Per Capovilla, la resistenza non è solo un concetto politico, ma una forma d’arte. “Certo che lo è”, dice mentre svuota il bicchiere. “Guai agli artisti che non prendono posizione. La vita non va vissuta nel privato, ma nel consorzio umano.” La sua visione è radicata in un’ideologia che mescola il comunismo con una vicinanza alla Chiesa, definendosi “cattocomunista”. “Sono laico, sono comunista, ma mi sento vicino alle posizioni della chiesa”, afferma, riferendosi a un passato che lo ha visto crescere in un ambiente di tensioni ideologiche. La sua musica, per lui, è un modo per esprimere la vicinanza al prossimo, un modo per resistere al sistema capitalistico che, secondo lui, divide le persone.
La musica è un modo per resistere e per fare comunità. Per Capovilla, il fallimento non è un limite, ma un invito a fare musica per chi non ha voce. “Io sono un fallito assoluto”, dice, ma per lui, il fallimento non è un limite, ma un invito a fare musica per chi non ha voce. “Non ho figli, ma è come se le persone che vengono ai concerti fossero tutti figli miei”, afferma, rivelando un legame profondo con il pubblico.
Un’amicizia che si trasforma in arte
La collaborazione tra Capovilla e Capossela nasce da un incontro fortuito, ma si è sviluppata in un progetto che unisce le loro esperienze. “Un giorno Vinicio ha visto il film al cinema e se ne è innamorato”, racconta Capovilla. “Mi ha individuato come sua vittima sacrificiale: sul palco di E morte non avrà dominio interpreto la parte di Renato Striglia, l’amico di Vinicio morto nel 2020 che nello spettacolo piano piano resuscita.” La scelta di Capovilla per questa parte non è casuale: è un modo per onorare un amico e per esprimere una forma di resistenza attraverso la musica.
La musica non è solo un mezzo di espressione, ma un modo per resistere. Capossela, da parte sua, si definisce un “rock’n’roll loser”, un termine che evoca una condizione di non conformità. “Come cantava Tom Waits, siamo tutti innocenti quando sogniamo”, aggiunge, riferendosi a un tema centrale del loro lavoro: la memoria, la compassione e l’amore universale. “Nel Bosco di latte la morte viene superata perché la vita di Renato prosegue grazie alla memoria”, dice Capovilla, riferendosi all’opera di Dylan Thomas che ha ispirato il loro progetto.
La loro collaborazione non è solo un progetto artistico, ma un esempio di come la musica possa diventare un mezzo di resistenza e di connessione. Per Capovilla, la musica è un modo per esprimere la vicinanza al prossimo, per resistere al sistema capitalistico e per fare comunità. Per Capossela, è un modo per onorare un amico e per esprimere una forma di resistenza attraverso la musica. La loro collaborazione è un esempio di come l’arte possa diventare un mezzo di resistenza, di connessione e di speranza.



