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martedì 29 Settembre 2026

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Cultura

Il Santuario prenuragico Monte d’Accoddi: un’opera unica nella Preistoria mediterranea

Un’antica piramide sarda che sembra provenire da un’altra civiltà. Il Santuario prenuragico Monte d’Accoddi racconta 5000 anni di riti e storia.

Il Santuario prenuragico Monte d’Accoddi, situato a nord-ovest della Sardegna, è un luogo unico che sembra provenire da un’altra civiltà. Costruito circa 5000 anni fa, il sito è un esempio raro di architettura prenuragica, con una forma che ricorda le ziqqurat della Mesopotamia, pur senza alcun legame diretto con quelle culture. Il santuario, conosciuto anche come “Tempio rosso”, è un’opera monumentale che ha suscitato l’interesse di archeologi e studiosi per la sua complessità e la sua funzione religiosa.

Un’evoluzione millenaria del luogo sacro

La storia del Monte d’Accoddi inizia con un villaggio di capanne circolari, frequentato forse già intorno al 3400 a.C. Nel corso dei secoli, l’abitato cambiò aspetto, e durante la cultura di Ozieri, tra il 3200 e il 2800 a.C., si sviluppò un nuovo insediamento con capanne quadrangolari. Al centro di questo insediamento, fu organizzato uno spazio destinato alla sfera sacra, segnando la trasformazione del colle in un importante luogo di culto. Il primo altare, una struttura molto più piccola rispetto a quella visibile oggi, era situato sulla sommità di un sacello rettangolare, lungo quasi 13 metri e largo 7,20. L’intonaco ricoperto di ocra rossa ha dato all’edificio il suo celebre soprannome, “Tempio rosso”. La storia del primo santuario ebbe però una brusca interruzione intorno al 2800 a.C., a causa di un incendio. Le comunità che frequentavano il sito, anziché ricostruire semplicemente l’edificio originario, realizzarono un’opera molto più ambiziosa.

La costruzione della seconda fase del santuario

Il primo altare venne inglobato all’interno di una nuova piattaforma tronco-piramidale, costruita con strati di terra e pietre e rivestita esternamente da grandi blocchi calcarei. Per raggiungere la terrazza fu realizzata una nuova rampa trapezoidale, lunga circa 42 metri. È questa seconda costruzione, più imponente e ancora oggi riconoscibile, ad aver dato a questo angolo di Sardegna l’aspetto così particolare che lo distingue nel panorama della Preistoria mediterranea. La struttura, con la sua forma tronco-piramidale, appare quasi come una strada monumentale costruita appositamente per condurre verso uno spazio riservato alla dimensione sacra. La visita al sito comincia dalla base del monumento, davanti alla grande rampa che sale verso la terrazza. La salita porta verso la terrazza superiore, ma il vero interesse del monumento sta anche in ciò che rimane nascosto al suo interno.

Elementi rituali e sepolture intorno al santuario

Attorno all’altare si apre l’area occupata dal villaggio. Le capanne appartengono a diverse fasi della frequentazione del sito e mostrano un’organizzazione molto diversa rispetto alla monumentalità del santuario. I muri erano formati da uno zoccolo di piccole pietre, sul quale poggiavano strutture realizzate con mattoni crudi oppure con canne e frasche intonacate. Pali inseriti nelle buche dei pavimenti sostenevano le coperture vegetali, mentre all’interno delle abitazioni si trovavano focolari rettangolari con bordi rialzati in argilla.

Oltre alla “capanna dello stregone”, la dimensione rituale emerge soprattutto dagli elementi litici distribuiti attorno al santuario. Accanto al lato destro della rampa si trova una grande tavola per offerte in trachite, mentre sul lato meridionale c’è invece il menhir. Ancora più enigmatico è il grande lastrone trapezoidale in calcare che poggia su 3 basi litiche e presenta 7 fori lungo i bordi. Sotto la lastra si trova un inghiottitoio naturale, la cui funzione è stata interpretata forse in relazione a sacrifici cruenti. Poco lontano ci sono 2 grandi pietre calcaree di forma sferoidale, considerate elementi dalla possibile valenza sacra.

A circa 500 metri dall’altare c’è infine la necropoli ipogeica, scavata nella parete calcarea rivolta verso il rio d’Ottava. Comprende 8 tombe pluricellulari, alcune decorate con protomi bovine e altri elementi architettonici. La presenza delle sepolture completa il quadro del territorio antico, mettendo in relazione lo spazio abitato, quello destinato ai rituali e quello riservato ai defunti.

Il Santuario di Monte d’Accoddi si trova nella Nurra, nel territorio di Sassari, a circa 13 km dal capoluogo. Per raggiungere il sito da Sassari si percorre la ex Strada Statale 131 in direzione di Porto Torres fino al km 222,200. Da questo punto si prende lo s

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