Notizie verificate, aggiornate tutto il giorno

mercoledì 30 Settembre 2026

Quotidiano online indipendente Aggiornamento continuo
Politica

Corruzione e caporalato nella Tav Napoli-Bari: mazzette, viaggi e tangenti per i subappalti

Indagine sulla Tav Napoli-Bari: mazzette, viaggi e tangenti per i subappalti. 5,8 miliardi di euro finanziati con fondi europei.

La Procura di Napoli e la Guardia di Finanza hanno aperto un’indagine che ha portato all’arresto di venti persone, tra imprenditori, dipendenti e intermediari, per corruzione, caporalato e frodi nell’ambito dei subappalti per la realizzazione della Tav Napoli-Bari. L’indagine, condotta su un intervento dal valore di 5,8 miliardi di euro finanziati con i fondi europei del Pnrr, ha svelato un sistema corruttivo che include mazzette, viaggi di lusso e tangenti nascosti nei panettoni. Tra i soggetti coinvolti, sono finiti agli arresti domiciliari l’imprenditore Dante Salzillo, legale rappresentante di Areco Campania, e altri dirigenti di aziende coinvolte nei cantieri.

Corruzione e frodi nei subappalti

Le indagini hanno evidenziato un sistema di corruzione che si estende attraverso i subappalti, con tangenti nascosti in regali come orologi di pregio, viaggi in gommone a Capri e Ischia, e soggiorni in hotel di lusso. I documenti hanno rivelato che i soggetti coinvolti, tra cui Areco Campania e Gentile Ambiente Spa, hanno garantito regalie continue, tra cui bonifici per case in montagna e accesso a beni di lusso. L’intermediario Ali Salah Ali Abdelati, ad esempio, ha orchestrato un caporalato disumano, con 34 operai egiziani costretti a turni di lavoro fino a 20 ore al giorno in condizioni di sfratto.

La gestione dei subappalti è diventata un terreno fertile per la corruzione.

Il procuratore Nicola Gratteri ha commentato l’indagine affermando che «il sistema normativo non funziona». Secondo lui, il subappalto è l’anello debole della catena, dove si concentrano le attività illecite. L’inchiesta ha coinvolto i cantieri delle tratte Napoli-Cancello, Apice-Hirpinia e Frasso Telesino-Telese-San Lorenzo–Vitulano, con un focus su aziende come Nacav, Hirpinia AV e Telese. Tra i reati emersi, si registrano corruzione, intermediazione illecita, caporalato e emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Un sistema che non funziona

Le misure cautelari sono state applicate a quarantanove indagati, tra cui Vincenzo Moriello, ex legale rappresentante di Nacav, e Costantino Guidubaldi, addetto all’ufficio acquisti Tunnelpro S.p.A./Consorzio Telese. L’obbligo di dimora è stato imposto a diversi dipendenti e dirigenti, tra cui Maurizio Di Prima e Salvatore Francesco Caruso. L’indagine ha anche rivelato frodi con calcestruzzo depotenziato e smaltimento improprio di rifiuti pericolosi, come amianto.

Le frodi e i reati sono emersi attraverso l’analisi dei documenti e dei cantieri.

La Tav Napoli-Bari è un progetto strategico per il Mezzogiorno, ma le indagini hanno messo in luce come il sistema di gestione dei subappalti sia diventato un terreno fertile per la corruzione. L’inchiesta ha evidenziato come i soggetti coinvolti, tra cui i Salzillo, abbiano utilizzato metodi di pressione e corruzione per garantirsi vantaggi economici. L’intermediario Ali Salah Ali Abdelati, ad esempio, ha garantito regalie continue e ha orchestrato un caporalato disumano, con operai trattati come carcerati. La Procura di Napoli e la Guardia di Finanza hanno acceso un faro su un’ombra oscura, portando alla luce un sistema corruttivo che ha coinvolto aziende e imprenditori, con conseguenze gravi per la gestione dei fondi europei. L’indagine ha rivelato come i subappalti siano diventati un’area di rischio, dove si concentrano le attività illecite e la gestione del denaro e del potere. La Tav Napoli-Bari, pur essendo un progetto strategico, rischia di diventare un simbolo di corruzione e frodi.

Leggi anche