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mercoledì 30 Settembre 2026

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Economia

L’eolico galleggiante potrebbe rilanciare l’industria italiana

Renexia investe 350 milioni per turbine eoliche nel Mediterraneo, creando 3.000 posti di lavoro e rafforzando la sovranità energetica.

Renexia, azienda italiana specializzata in energie rinnovabili, punta su un progetto ambizioso per il futuro energetico del Paese: l’eolico offshore galleggiante. Con un investimento di oltre 350 milioni di euro, l’azienda mira a produrre turbine eoliche nel Mediterraneo, creando circa 3.000 posti di lavoro e rafforzando la sovranità energetica italiana. L’obiettivo è non solo installare impianti, ma costruirli in Italia, per garantire una filiera industriale autonoma e sostenibile.

La transizione energetica come opportunità industriale

La transizione energetica non è solo un cambiamento tecnologico, ma una sfida industriale. Secondo Renexia, l’Italia rischia di diventare dipendente se non costruisce una propria capacità produttiva. «La sovranità non si misura sulla velocità delle navi, ma sulla solidità dei sistemi che le tengono in mare», ha sottolineato Riccardo Toto, direttore generale di Renexia. L’azienda ha sviluppato un progetto industriale che combina infrastrutture energetiche, manifattura avanzata e tecnologie di frontiera, con l’obiettivo di creare un ecosistema nazionale in grado di sostenere la decarbonizzazione. Renexia ha anche sottolineato l’importanza di diversificare le fonti energetiche. «Il gas viene spesso rappresentato come antagonista delle rinnovabili. Renexia propone invece un approccio complementare», ha spiegato. Il progetto GasHub prevede l’approvvigionamento di Lng dagli Stati Uniti e la rigassificazione attraverso impianti esistenti in Italia, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza energetica e la diversificazione delle fonti.

La sovranità energetica non è solo una questione di indipendenza, ma di capacità produttiva.

L’eolico galleggiante come tecnologia ponte

L’eolico offshore galleggiante rappresenta una tecnologia chiave per la transizione energetica. Con la sua capacità di installare turbine in acque profonde, lontano dalla costa, questa soluzione permette di sfruttare venti più forti e ridurre l’impatto paesaggistico. «L’eolico offshore è la vera e unica tecnologia ponte disponibile in attesa del nucleare di nuova generazione, che non sarà disponibile in tempi brevi», ha spiegato Toto. L’azienda ha già iniziato a sviluppare impianti come il parco Beleolico di Taranto, simbolo degli investimenti per lo sviluppo dell’energia eolica nel Mediterraneo.

Secondo i dati forniti, l’Italia potrebbe guidare il Mediterraneo nel settore dell’eolico offshore. Con un potenziale di 20 GW installati entro il 2050, il settore potrebbe generare investimenti complessivi per circa 60 miliardi di euro, con un valore aggiunto attualizzato di 65 miliardi e un incremento significativo dell’occupazione. «Il costo di produzione oggi è di circa 145 €/MWh, allineato a un ciclo combinato a gas con il costo del gas a 40 €/MWh e più conveniente con il gas attualmente oltre i 60 €/MWh», ha sottolineato Toto.

La transizione non riguarda solo quanta energia produciamo, ma dove costruiamo la capacità industriale per produrla.

Renexia ha anche sottolineato l’importanza di diversificare le fonti energetiche. «Il gas viene spesso rappresentato come antagonista delle rinnovabili. Renexia propone invece un approccio complementare», ha spiegato. Il progetto GasHub prevede l’approvvigionamento di Lng dagli Stati Uniti e la rigassificazione attraverso impianti esistenti in Italia, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza energetica e la diversificazione delle fonti. Con l’obiettivo di diventare una piattaforma industriale, Renexia punta a un futuro in cui l’Italia non solo consuma energia, ma la produce, la trasporta e la difende. «La sovranità, nel mondo che viene, non sarà assenza di dipendenza, ma capacità di produrre, proteggere, durare e proiettarsi verso il futuro», ha concluso Toto.

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