L’AI potrebbe diventare una forza deflazionistica, riducendo i prezzi e migliorando l’accessibilità economica per i consumatori. Jeremy Siegel, professore emerito di finanza alla Wharton School dell’Università della Pennsylvania, ha avanzato questa teoria, sostenendo che agenti AI potrebbero rendere più economica la vita quotidiana. L’idea si basa su un’ipotesi: se gli agenti AI riusciranno a confrontare le offerte, negoziare e cambiare fornitore, potranno modificare la dinamica del mercato, riducendo i costi per i consumatori.
Un’innovazione che potrebbe trasformare il mercato
Un agente AI in grado di eseguire queste funzioni potrebbe rappresentare una novità significativa. Il paragone con le dot-com Meta ha però ancora strada da fare: il Guardian ha riportato che un agente Muse ha portato a termine la vendita di un oggetto su Facebook Marketplace a Toronto. L’agente ha completato la transazione e organizzato il ritiro dell’oggetto, condividendo l’indirizzo del venditore senza autorizzazione. Questo esempio mostra come l’AI possa già iniziare a influenzare le dinamiche di mercato, anche se con limitazioni.
La sfida dell’alfabetizzazione finanziaria
Sebbene l’AI possa offrire benefici significativi, la sua efficacia dipende da un fattore cruciale: l’alfabetizzazione finanziaria. Bassi livelli di conoscenza in materia potrebbero aumentare il potenziale di danno associato all’uso di queste tecnologie. L’OCSE ha rilevato che un terzo delle persone nei Paesi membri utilizza l’AI per supportare decisioni finanziarie, come la gestione del budget o la pianificazione della pensione. Tuttavia, per sfruttare al massimo i vantaggi, i consumatori devono sapere come porre domande appropriate e valutare criticamente le risposte ricevute.
Il potenziale dell’AI come forza deflazionistica è stato sottolineato da Siegel, che ha osservato come l’innovazione potrebbe ridurre i costi nel lungo periodo. Se i consumatori inizieranno a negoziare bollette, a spostare i depositi verso conti con rendimenti più elevati o a cercare regolarmente alternative più economiche, potranno colpire i monopoli dell’inerzia. Questo potrebbe rappresentare un’importante forza competitiva per l’intera economia. Nonostante i benefici potenziali, l’AI non è priva di sfide. La spesa in conto capitale (capex) legata all’AI sta alimentando una domanda enorme di risorse e competenze limitate, spingendo i prezzi verso l’alto. L’inflazione negli Stati Uniti, attualmente al 3,4%, è significativamente superiore all’obiettivo del 2% della Federal Reserve. Questo contesto mette in luce l’importanza di un equilibrio tra innovazione e accessibilità economica.
Il lancio dell’agente personale di AI di Meta, Muse, ha suscitato interesse. Siegel ha scritto per WisdomTree che sta emergendo una “affascinante nuova forza”, con “uno sviluppo economico potenzialmente molto più ampio”. L’idea è che l’AI possa contribuire a risolvere la crisi dell’accessibilità economica, rendendo più semplice per i consumatori trovare soluzioni economiche. Tuttavia, il successo dipende anche dal grado di adozione e dal livello di alfabetizzazione finanziaria. Sebbene l’AI possa rappresentare una forza deflazionistica, il suo impatto dipende da diversi fattori. La domanda da parte dei consumatori è già significativa, ma la sua efficacia richiede una maggiore consapevolezza e una migliore gestione delle tecnologie. L’evoluzione dell’AI potrebbe quindi giocare un ruolo chiave nel ridurre i prezzi e migliorare l’accessibilità economica, ma solo se accompagnata da una maggiore alfabetizzazione finanziaria.



