La Sicilia si trova a fronteggiare una situazione di criticità nel settore sanitario legata all’accesso all’aborto. Secondo i dati ministeriali più recenti, quasi 6 ginecologi su 7, ovvero l’85,8%, non praticano l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), a causa dell’obiezione di coscienza. La situazione, già segnalata da tempo, si fa particolarmente preoccupante a Messina, dove la scarsità di personale non obiettore ha reso difficoltoso l’accesso al servizio previsto dalla legge. La Cgil Sicilia ha espresso preoccupazione e chiesto un intervento urgente dell’assessore alla Salute, Marcello Caruso.
Obiezione di coscienza e diritti garantiti
L’articolo 9 della legge 194 riconosce l’obiezione di coscienza al personale sanitario, ma stabilisce che le strutture devono comunque garantire l’IVG. Una norma che, pur rispettando le coscienze individuali, impone un obbligo di accesso al servizio. La Cgil Sicilia ha sottolineato come questa situazione rischia di compromettere concretamente la possibilità di accedere a un diritto previsto dalla legge. La stessa Cgil ha segnalato carenze nella raccolta e nell’aggiornamento dei dati, con 19 strutture che hanno dovuto fare riferimento a informazioni del 2021. A Messina, la disponibilità di medici non obiettori è da tempo indicata come una delle criticità nell’accesso al servizio. La situazione è diventata particolarmente drammatica dopo lo stop al Policlinico di Palermo, dove la mancanza di personale non obiettore ha reso impossibile l’esecuzione dell’IVG.
Un problema strutturale
La Cgil Sicilia ha chiarito che il caso del Policlinico di Palermo non è un episodio isolato, ma segnale di una difficoltà strutturale. Gabriella Messina e Elvira Morana, esponenti del sindacato, hanno chiesto un incontro urgente con l’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, per individuare soluzioni. Secondo le due sindacate, le criticità riguardano sia la carenza di medici non obiettori sia il carico di lavoro che si concentra su un numero ristretto di professionisti. La Cgil ha ricordato che negli anni scorsi aveva già portato avanti iniziative insieme alla Rete delle donne e partecipato a incontri nelle commissioni dell’Ars. Tuttavia, non è ancora stato ricevuto un invito formale per un confronto con l’assessorato. L’obiettivo del sindacato è arrivare a una programmazione che eviti che la carenza di personale trasformi un diritto in una prestazione difficile da ottenere.
La questione non riguarda solo la presenza di medici disponibili, ma l’organizzazione complessiva delle strutture sanitarie. La Corte costituzionale, nella sentenza 42 del 2026, ha sottolineato la necessità di predisporre soluzioni organizzative e di personale adeguate a tutela della salute della donna. La normativa regionale può prevedere l’organizzazione di aree funzionali dedicate alle IVG e l’assegnazione di personale non obiettore, ma non può trasformare le procedure di reclutamento in concorsi riservati esclusivamente ai non obiettori.
La Cgil ha richiamato la relazione ministeriale più recente, segnalando carenze nella raccolta e nell’aggiornamento dei dati. A Messina, la disponibilità di personale non obiettore è da tempo indicata come una delle criticità nell’accesso al servizio. La situazione si fa sempre più complessa, con un numero crescente di strutture che non riescono a garantire l’IVG a causa della mancanza di medici disponibili.



