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mercoledì 30 Settembre 2026

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Shoegaze torna in scena dopo anni di silenzio

Il ritorno del genere musicale shoegaze dopo anni di assenza, con nuove band e pionieri che riconquistano il pubblico.

È di nuovo tempo di shoegaze. Dopo anni di silenzio, il genere musicale che una volta fu definito come un insulto per i suoi eccessi di distorsione e sovraccarico sensoriale, sta tornando in scena con una forza e una vitalità che sorprende. Nuove band, come Wisp, stanno portando il sound degli anni ’90 in un contesto moderno, mentre i pionieri britannici, come My Bloody Valentine, Slowdive e Ride, continuano a influenzare una nuova generazione di musicisti. Il loro ritorno non è solo un revival, ma una riconquista di una scena che ha trovato nuove vie per esprimersi.

Un linguaggio che si adatta ai tempi

L’evoluzione del shoegaze si è accompagnata a una trasformazione del suo linguaggio. Il genere, che una volta era associato a un’esperienza quasi ipnotica, oggi si adatta al ritmo veloce dei social media. Shoegaze e drum and bass, due generi nati negli anni ’90, stanno vivendo un nuovo boom grazie al potere di TikTok e al linguaggio rapido dei contenuti online. Questo ha permesso a nuove band, come Full Body 2 e Bleary Eyed, di raggiungere un pubblico globale senza dover dipendere solo dai tradizionali canali di distribuzione. Philadelphia, grazie all’etichetta Julia’s War, è diventata una vera miniera per chi vuole esplorare le possibilità del genere.

Una delle cose strane è che non cambia mai: i musicisti britannici della prima ondata detestano e continuano a detestare il termine “shoegaze”, rifiutando ogni associazione con esso, nonostante siano passati decenni da quando veniva usato in senso dispregiativo. Basti pensare a Beautiful Noise, lo splendido documentario sullo shoegaze in cui la parola-con-la-esse non viene mai pronunciata: era l’unico modo per convincere Kevin Shields a parlare.

Un futuro pieno di possibilità

Il shoegaze non si ferma. Nuove mutazioni, come doomgaze, grunge-gaze e twang-gaze, stanno ridefinendo il genere e portandolo in direzioni mai esplorate. Band come i Forever Star, che integrano breakbeat drum and bass nei loro brani, stanno creando un nuovo sottogenere chiamato junglegaze. Allo stesso tempo, il genere si sta adattando a nuove generazioni di ascoltatori, che non hanno mai conosciuto i primi esperimenti del shoegaze, ma lo scoprono attraverso i social media e i video virali.

Il successo di Wisp, con il suo album If Not Winter, dimostra come il genere possa essere rinnovato senza perdere la sua essenza. Anche i pionieri stanno vivendo una nuova stagione fortunata: l’anno scorso Swervedriver e Slowdive hanno portato in giro tour acclamati, i Ride avevano fatto lo stesso nel 2024. Perfino i My Bloody Valentine sono riemersi in autunno per una serie di concertoni nel Regno Unito. Riascoltato oggi, il loro album del 2013 non sembra tanto un ritorno agli anni ’90, ma un’anticipazione lucida di quello che sta succedendo oggi, soprattutto per il modo in cui utilizzava beat martellanti che allora lasciavano perplessi, ma che oggi sono profetici.

Non accennano a esaurirsi nemmeno le continue mutazioni: doomgaze, grunge-gaze, twang-gaze, surf-gaze. Per un certo periodo, negli anni 2000 si è perfino cercato di imporre la shoetronica, che per fortuna non ha attecchito. Il nuovo boom dello shoegaze parla a una nuova generazione di fan, anche a quelli che non passano il tempo a collezionare vecchi dischi dei Pale Saints. Tutto ruota intorno a una sensazione di sovraccarico sensoriale, al panico che ti prendeva quando in concerto i My Bloody Valentine facevano esplodere You Made Me Realize per oltre dieci minuti abbondanti, fino a darti la sensazione che il pancreas ti si stesse fondendo coi reni.

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