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mercoledì 30 Settembre 2026

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Suor Lucia a Malaga: il Vangelo si fa vicinanza tra i giovani delle periferie

Suor Lucia a Malaga si impegna a portare il Vangelo tra i giovani delle periferie con vicinanza e ascolto.

Una mattina a Malaga, in Spagna, Suor Lucia abbraccia un giovane immigrato che ha subito un incidente cercando di saltare la recinzione per entrare nel Paese. L’episodio, raccontato in un archivio di Suor Lucia, rappresenta un momento simbolo del suo impegno quotidiano: portare il Vangelo non solo attraverso le prediche, ma anche attraverso la vicinanza, l’ascolto e la presenza silenziosa nei confronti dei giovani delle periferie. Suor Lucia, nome completo Suor Lucía López Álvarez-Ossorio, è una Figlia della Carità che ha scelto di vivere e lavorare in un contesto complesso, dove la solitudine, l’insicurezza e il senso di rifiuto sono spesso accompagnati da una forte necessità di connessione umana.

vicinanza e ascolto

La sua missione primaria è la vicinanza. Suor Lucia insegna religione ed educazione fisica in una scuola locale, dove i suoi studenti non sono solo bambini spagnoli, ma anche “studenti zingari, marocchini, sudamericani, ucraini e cinesi… bambini e giovani che portano sulle spalle zaini molto più pesanti delle loro borse con i libri”, come ha affermato. Alcuni provengono da famiglie distrutte, altri vivono con etichette appiccicate loro prima ancora di parlare. Molti hanno imparato troppo presto cosa significa sentirsi rifiutati. “Eppure ogni mattina continuo a credere che Dio entri in classe prima di me”, ha dichiarato Suor Lucia a proposito del suo lavoro.

La sua presenza è spesso informale: un abito spesso è una tuta, scarpe sportive o una felpa con cappuccio. Non perché voglia nascondere la sua identità, ma perché desidera entrare profondamente nella realtà che accompagna. “Ci sono periferie in cui si deve prima imparare come rimanere presenti prima di parlare di Dio”, ha spiegato. La sua missione non è solo educativa, ma anche evangelizzatrice. L’evangelizzazione inizia “quando un giovane ricomincia a fidarsi di un adulto. Quando una studentessa scopre che la sua vita vale più di quanto gli altri le hanno fatto credere. Quando qualcuno sente forse per la prima volta le parole semplici ma salvavita: ‘Tu vali’”.

un messaggio di speranza

La sua azione si svolge tra palle, conflitti, sfide, risate, abbracci, problemi disciplinari e domande impossibili. E proprio lì, in mezzo a queste storie, scopre “che Gesù è ancora vivo”. Dio non si trova nella perfezione o nelle apparenze impeccabili, ma “nel fango dell’esistenza umana”. Suor Lucia ha ammesso: “Ci sono giorni in cui sono completamente esausta. Giorni in cui sembra che non stia cambiando nulla. Eppure, anche allora, rimango convinta di una cosa: il Vangelo ha un potere enorme quando cessa di essere teoria e diventa vita concreta”.

La sua testimonianza è un invito a una Chiesa che non si limiti a parlare di speranza, giustizia o misericordia, ma le renda visibili attraverso lo sguardo, l’accompagnamento e lo stile di vita. “I giovani di oggi non hanno bisogno solo di insegnanti. Hanno bisogno di testimoni. Adulti capaci di vivere ciò di cui parlano”, ha sottolineato. Suor Lucia ha anche spiegato che “non mi considero un’eroina. Sono una donna comune. Essere Figlia della Carità oggi non significa fare cose straordinarie. Significa rimanere innamorati anche quando la realtà è scomoda. Significa continuare a credere nelle persone anche quando non credono più in se stesse”.

La sua creatività si esprime anche attraverso nuove lingue: “un messaggio WhatsApp inviato al momento giusto, una conversazione dopo le lezioni, una presenza tranquilla sui social media, un ascolto sincero quando nessun altro sta più ascoltando”. “Il Vangelo non deve essere annunciato solo dai pulpiti; può essere comunicato anche nel cortile della scuola, nelle conversazioni dopo le lezioni, o nell’accompagnamento silenzioso dei giovani che hanno bisogno di riscoprire il proprio valore”, ha concluso.

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