Vincenzo Federici, 96 anni, ha costruito un impero della naftalina da zero, partendo da un laboratorio casalingo e trasformandolo in un’azienda con quasi 200 dipendenti e bilanci da far gola alle multinazionali. NATO a Gazoldo degli Ippoliti, un paese di tremila abitanti ai bordi della Postumia, Federici ha vissuto una vita di successo e dedizione, diventando un simbolo di resilienza e innovazione. Con l’amico Steno Marcegaglia, anch’egli originario del paese, ha costruito un’industria che oggi rappresenta un pilastro economico locale. La sua storia, raccontata con semplicità e orgoglio, è un esempio di come l’imprenditorialità può nascere da un’idea e crescere con determinazione.
Da un laboratorio casalingo a un’azienda moderna
Federici ha iniziato la sua avventura imprenditoriale con un laboratorio casalingo, un’idea che nel tempo si è trasformata in una fabbrichetta e poi in un’azienda di successo. Nel 1959, il laboratorio si è allargato in un sottoscala, e da lì è nata la sua attività. L’imprenditore ha diversificato la produzione di naftalina, destagionalizzandola, e nel 2008 è stato il primo a introdurre la robotizzazione nella lavorazione. La fabbrica di Pastella, oggi molto più grande e moderna, è un simbolo del suo lavoro e della sua capacità di innovare. La sua azienda, nata da un’idea semplice, è oggi un’istituzione locale.
Un’infanzia difficile e un’educazione di valore
Federici ha vissuto un’infanzia difficile, con cinque fratelli e un padre che faceva l’arrotino. La sua famiglia, pur non avendo molto, ha insegnato a lui e ai suoi fratelli il valore del sacrificio e della generosità. Ricorda con commozione come suo padre, Andrea, regalasse un mezzo salame a una famiglia in difficoltà, anche se lui stesso non aveva da mangiare. Questi episodi hanno formato il carattere di Federici, che ha sempre cercato di fare del bene e di rispettare le persone. La sua carità e la sua passione per il lavoro lo hanno portato a costruire un’azienda non solo profittevole, ma anche solidale.
La sua carriera è iniziata vendendo saponi e creme da barba al mercato, ma presto ha capito che il suo destino era diverso. A 13 anni, ha iniziato a viaggiare in treno merci per rifornirsi a Milano, un’esperienza che lo ha segnato. Lì, ha imparato a conoscere il mondo e a sognare più in grande. Con l’aiuto di un impiegato in una ditta all’ingrosso di San Siro, ha iniziato a produrre palline antitarme, una tecnologia che oggi è diventata un pilastro del suo business. La sua capacità di adattarsi e innovare lo ha portato a diventare un leader nel settore.
Un legame con l’amico Steno
Federici ha sempre avuto un forte legame con Steno Marcegaglia, un altro imprenditore di successo nato a Gazoldo degli Ippoliti. Erano amici da bambini, entrambi del ’30, e hanno condiviso le sfide e le opportunità del Dopoguerra. Steno ha iniziato con il decapaggio di rivetti metallici, e presto ha dato capannoni a un compaesano in cerca di fortuna, tra cui Federici. Il loro rapporto è stato un’alleanza di fiducia e rispetto, che ha contribuito al successo di entrambi. Federici ricorda Steno come un esempio di determinazione e coraggio, e lo ha sempre onorato con il suo lavoro.
Oggi, a 96 anni, Federici si gode la sua vita, ma non smette di pensare al passato. A volte, quando va a visitare il cimitero, si ferma davanti alla tomba di Steno e gli dice in dialetto: “Aspettami, ma senza fretta”. Una frase che racchiude l’essenza della sua vita: la determinazione, la generosità e l’amicizia. La sua storia è un esempio di come l’imprenditorialità può nascere da un’idea e crescere con la passione e la dedizione.



