La 3-I spa, società pubblica creata per sviluppare software per la Pubblica amministrazione, continua a registrare un disastro finanziario e gestionale. Il bilancio del 2025 conferma un saldo negativo di 2,1 milioni di euro, mitigato solo da proventi finanziari derivanti dall’impiego di liquidità. Le perdite, però, rimangono elevate, con un totale di poco meno di 1,2 milioni di euro. La società, fondata nel 2022, ha fatturato solo 400mila euro in un anno, dimostrando un cattivo stato di salute. Il fallimento della 3-I ha visto il coinvolgimento di importanti figure politiche, tra cui il sottosegretario Alessio Butti e il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, entrambi vicini al governo Meloni.
Un disastro di Butti e Fazzolari
La gestione della 3-I è stata segnata da scelte critiche e mancanza di risultati concreti. Il sottosegretario Butti, delegato da Palazzo Chigi, ha supervisionato l’attività della società, ma il risultato non è stato positivo. Fazzolari, invece, ha avuto un ruolo centrale nella nomina di manager e nella gestione delle relazioni con il governo. La sua vicinanza al potere ha portato a decisioni che, purtroppo, non hanno portato a successi. Il bilancio del 2025 conferma che la società non è mai partita, con un passivo che rischia di aumentare a fine 2026.
La società ha visto un continuo bruciare di risorse pubbliche, con un totale di circa 25 milioni di euro destinati a vari servizi. Gli azionisti principali sono l’Inps, l’Inail e l’Istat, che detengono rispettivamente il 49%, il 30% e il 21% delle quote. La gestione fallimentare ha coinvolto anche Stefano Acanfora, ex direttore generale, che ha ricevuto un compenso annuale di 120mila euro. Acanfora, in passato, aveva firmato un contratto di consulenza da 166mila euro a Fazzolari, all’epoca militante di Fratelli d’Italia. La loro relazione si è interrotta nel 2018 con l’elezione di Fazzolari al Senato.
Un passivo che cresce
La situazione si è complicata ulteriormente con l’ingresso di Gennaro Terracciano, vicino al capo di gabinetto di Meloni, Gaetano Caputi. Terracciano è stato presidente della società, ma ha lasciato l’incarico dopo aver intuito la gravità della situazione. La presidenza è passata a Domenico Mastrolitto, che ha tentato di mettere a posto le cose, ma senza successo. La 3-I continua a bruciare risorse pubbliche nell’indifferenza del governo.
Il Consiglio di amministrazione ha formalizzato la proposta per far confluire la 3-I all’interno di Sogei, società in house del Mef. Questa mossa potrebbe limitare le perdite a una cifra inferiore ai 2 milioni di euro. La decisione, però, richiede l’accordo con il ministero dell’Economia. Il governo Meloni, purtroppo, continua a non agire, nonostante il recente decreto sulla Pubblica amministrazione potesse essere un buon veicolo per mettere in piedi l’operazione. La certezza è che i soldi pubblici sono stati bruciati, e serve una volontà politica per fermare il disastro.



