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giovedì 1 Ottobre 2026

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Lavoro e scuola

Benessere sul lavoro: il 38% dei lavoratori italiani percepisce un livello insufficiente

Il 38% dei lavoratori italiani non percepisce un buon livello di benessere sul posto di lavoro, con un aumento tra i 35 e i 44 anni.

Il 38% dei lavoratori italiani, quasi 4 su 10, non percepisce un livello di benessere sufficiente sul posto di lavoro, secondo una ricerca condotta da Excellera Intelligence srl. In un mercato in cui nel 2025 si sono registrate oltre 2 milioni di dimissioni, il dato evidenzia una situazione di insoddisfazione diffusa. Il problema è particolarmente sentito tra i lavoratori tra i 35 e i 44 anni, che superano la metà (55%) a riferire un livello di benessere insufficiente, in un periodo di vita lavorativa segnato da pressioni elevate e complessità nella conciliazione con la vita personale.

Soft skill e relazioni interpersonali: chiave per il benessere

La ricerca ha evidenziato un legame tra il clima positivo in azienda e le competenze soft di tipo relazionale. Capacità di lavorare in team, comunicare efficacemente e gestire le relazioni sono associate a un miglioramento dell’esperienza lavorativa dal punto di vista del benessere. La gestione delle relazioni (24%), l’intelligenza emotiva (22%) e l’empathia (22%) seguono con percentuali simili, mentre la gestione del benessere personale, dei conflitti e della pressione si attesta al 19%. Questi aspetti, se sviluppati, possono contribuire a creare un ambiente di lavoro più sano e produttivo.

Le misure più richieste alle aziende per aumentare il livello di benessere includono flessibilità negli orari e smart working. Tra chi ha dichiarato di averne usufruito, lo smart working emerge come l’iniziativa più efficace per il benessere (62%), seguito da flessibilità oraria (49%) e pause programmate e garantite (42%). Il rispetto dei tempi di riposo e il diritto alla disconnessione sono altresì apprezzati dal 41% dei lavoratori. Questi strumenti, se implementati in modo coerente, possono contribuire a migliorare la qualità della vita sul lavoro e a ridurre il turnover, un fenomeno che nel 2025 ha visto un incremento di oltre 2 milioni di dimissioni.

Le aziende non investono abbastanza nel benessere

Il 22% degli intervistati dichiara che nella propria azienda non è attiva alcuna misura specifica dedicata al benessere, mentre il 34% giudica insufficiente il coinvolgimento dei manager. Il 64% dei lavoratori ritiene che le organizzazioni dovrebbero investire di più e con maggiore continuità nel benessere, anche destinandovi risorse oggi impiegate altrove. La domanda di un impegno più sistematico da parte delle aziende è evidente, con un chiaro bisogno di trasformare il benessere in una componente strutturale del modello organizzativo, non un insieme di iniziative episodiche.

La leadership svolge un ruolo fondamentale per progettare soluzioni aderenti alle esigenze reali delle diverse popolazioni aziendali. Diventa quindi indispensabile passare dalla logica del lavoro come luogo in cui si condividono task a quella di ambiente, dove relazioni, sviluppo delle competenze, organizzazione e cultura contribuiscono congiuntamente al benessere, alle performance complessive e alla crescita del business. Il benessere sul lavoro non è solo un aspetto individuale, ma un fattore chiave per la sostenibilità delle organizzazioni. Un ambiente professionale percepito come di scarsa qualità può influenzare la decisione del singolo dipendente di restare in azienda e la sua disponibilità a investire energie nel proprio ruolo, fino ad arrivare a compromettere l’attrattività generale dell’azienda verso nuovi talenti.

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