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venerdì 2 Ottobre 2026

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Cronaca

Bullismo, i corsi di recupero dell’Usl non hanno visto partecipazione da gennaio

Bullismo e recupero giovanile: i corsi dell’Usl non hanno visto partecipazione da gennaio.

Da gennaio nessun adolescente ha partecipato ai corsi di recupero dell’Usl 2, progettati per intercettare e supportare i giovani coinvolti in situazioni di bullismo o disagio. Il progetto, che prevedeva un percorso educativo con educatori, psicologi e associazioni di volontariato, si è concluso senza alcun partecipante. L’Usl aveva predisposto una struttura completa, con spazi sicuri e contatti con il mondo del volontariato, ma la mancanza di impegno da parte dei ragazzi ha reso inutile l’iniziativa.

Un progetto strutturato ma senza partecipazione

Il progetto era stato avviato in modo strutturato, con l’obiettivo di offrire supporto a ragazzi tra i 11 e i 14 anni, coinvolti in comportamenti violenti o devianti. Le scuole, in particolare a Bologna, avevano incluso attività extrascolastiche come sport, teatro e laboratori culturali, con l’obiettivo di creare un ambiente di inclusione e trasformazione positiva. Tuttavia, senza l’imposizione da parte delle forze dell’ordine, nessun ragazzo ha risposto alla chiamata. L’Usl aveva infatti previsto che i giovani, individuati da un provvedimento amministrativo o da segnalazioni correlate a fenomeni di devianza, fossero invitati a partecipare ai corsi.

La mancanza di obbligo ha reso il progetto inefficace.

Il capogruppo dei Dem Stefano Pelloni ha sottolineato l’importanza di investire di più nella prevenzione, non solo a valle del problema, ma soprattutto a monte. «La sicurezza non si costruisce soltanto quando arriva una pattuglia», ha detto Pelloni, sottolineando la necessità di un lavoro serio sulle dipendenze e sull’intercettazione precoce del disagio giovanile. L’Usl, secondo lui, deve rafforzare il lavoro con operatori in grado di stare nei luoghi frequentati dai ragazzi, costruire relazioni e intercettare situazioni di fragilità prima che degenerino.

Un modello da seguire: l’esperienza di Bologna

Il segretario cittadino del Pd Giovanni Tonella ha espresso sorpresa per la fine del progetto, sottolineando l’importanza di rendere obbligatori alcuni strumenti educativi. «Serve dare maggiore forza agli strumenti educativi, anche rendendoli obbligatori», ha detto Tonella, ricordando che all’inizio ci possono essere resistenze, ma il soggetto da educare può comprendere la sua forza di trasformazione positiva. L’esperienza di Bologna, con le scuole aperte e l’impegno del Terzo settore, è vista come un modello da seguire anche in altre città come Treviso, che non ha provato a implementare un simile progetto.

La prevenzione deve diventare una priorità.

La mancanza di partecipazione ai corsi di recupero ha messo in luce una lacuna nel sistema di intervento per i giovani in difficoltà. Mentre a Bologna si è riusciti a coinvolgere le scuole e a creare un ambiente di supporto, in altre città come Treviso il progetto è stato abbandonato. L’Usl, pur avendo predisposto una struttura completa, non ha riuscito a coinvolgere i ragazzi senza l’imposizione da parte delle forze dell’ordine. Questo ha reso inutile un progetto che avrebbe potuto offrire un percorso di trasformazione positiva per i giovani coinvolti in situazioni di bullismo o disagio.

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