Dal Regno Unito alla Scozia, negli ultimi due anni si sono moltiplicate le proposte per costruire data center su terreni agricoli, conseguenza diretta della crescente domanda di server e infrastrutture necessarie per alimentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. La pressione crescente ha portato a una nuova forma di conflitto, in cui i contadini e le comunità locali si trovano a fronteggiare una minaccia che non solo mette in discussione la loro attività, ma anche la sostenibilità ambientale e le risorse idriche. La lotta si sta trasformando in una battaglia per il controllo delle terre e delle risorse, con proteste e richieste di moratoria che si moltiplicano.
Impatto ambientale e rischi per le comunità
Secondo quanto denunciato da Action to Protect Rural Scotland, un’associazione ambientalista scozzese, sono circa 21 i nuovi data center proposti, alcuni dei quali destinati a sorgere proprio su terre coltivabili. Se realizzati e utilizzati a pieno regime, richiederebbero una potenza elettrica superiore al picco di domanda invernale dell’intera Scozia, oggi pari a circa quattromila megawatt. La costruzione di questi impianti comporta rischi significativi per l’ambiente e per le comunità locali.
La costruzione di questi impianti non è solo un problema energetico, ma anche un’altra minaccia per le terre agricole. In Scozia, i contadini si trovano a dover fronteggiare la perdita di terreni per far spazio a data center e Bess, gli impianti di accumulo di energia a batteria. «Uno di loro è sconvolto dall’idea di buttare cemento su un terreno di classe 2 – spiega Sarah Finlay, membro della campagna Aprs nella zona di West Edinburgh – in Scozia ce n’è pochissimo e si tratta di terreno di altissima qualità, in grado di produrre molto cibo. Al momento, su uno dei campi destinati ai data center, vengono coltivate patate da seme che saranno raccolte a breve».
La moratoria e le regolamentazioni future
La pressione delle comunità locali ha portato a una serie di iniziative, tra cui la richiesta di una moratoria sui nuovi progetti. In Scozia, i membri del Parlamento laburisti hanno appoggiato una mozione per bloccare, almeno per i prossimi 12 mesi, lo sviluppo di nuovi progetti, in attesa che vengano stabilite regole più rigide sulla costruzione dei data center hyperscale. La moratoria rappresenta un passo importante per valutare gli impatti reali delle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale. La moratoria non è l’unica misura in discussione. In tutto il Regno Unito, i prossimi dodici mesi saranno fondamentali per capire come si evolveranno le regolamentazioni intorno alla questione dei data center. «In questo periodo, associazioni e attivisti si preparano anche ad affrontare lo scenario peggiore: cosa succederebbe alle risorse idriche e agricole se tutti i progetti venissero approvati?» conclude Sarah Finlay. «Se le cose vanno storte, tra vent’anni chiederemo a ChatGpt come nutrirci, e l’Ia ci risponderà che non avremmo dovuto costruire i data center».
La costruzione di data center rappresenta un’opportunità per l’economia, ma anche un rischio per l’ambiente e le comunità rurali. Mentre le aziende vedono nella presenza degli impianti un’opportunità di crescita per il territorio, gli attivisti e i contadini si trovano a dover fronteggiare un’altra minaccia. «Paradossalmente, è proprio il rilascio di calore il punto di forza su cui le compagnie puntano per vendere il progetto e convincere l’opinione pubblica a non creare ostacoli» spiega un portavoce. «Nel clima fresco e piovoso della Scozia i terreni restituiscono patate, rape, avena e grano, ma se il calore venisse convogliato verso le serre i contadini avrebbero l’opportunità di far crescere pomodori e altri ortaggi finora tipicamente riservati ai climi mediterranei. Per gli attivisti è una promessa che non regge».
La lotta tra tecnologia e sostenibilità si fa sempre più intensa, con un futuro che dipende da decisioni politiche e regolamentari. La questione dei data center non è solo un problema tecnologico, ma anche un’altra forma di conflitto di classe, in cui i contadini e le comunità locali si trovano a dover difendere il loro modo di vivere e produrre cibo.



