Le scorte di olio extravergine di oliva made in Italy presenti nei magazzini pugliesi sono aumentate del 450% in un anno, passando da 7.029,76 a 38.694,76 tonnellate. Un dato che ha acceso i dibattiti durante l’Assemblea generale della filiera olivicola e olearia, organizzata da Coldiretti Puglia e PugliaOlive. L’aumento esponenziale delle giacenze ha reso necessario un approccio più strutturato per garantire la trasparenza, i controlli e il sostegno alle imprese. L’obiettivo è far sì che il valore generato dall’olio pugliese ritorni agli olivicoltori, che rappresentano il primo anello della filiera.
Un settore in crescita ma con bisogni finanziari
Secondo i dati forniti dall’ABI al tavolo convocato a Roma dal MIMIT, negli ultimi 20 mesi sono state realizzate 538 operazioni da parte di imprese della filiera olivicolo-olearia, per un volume complessivo di 146 milioni di euro. La Puglia rappresenta la quota più rilevante, con oltre 70 milioni di euro. Il 60% delle operazioni ha un valore inferiore ai 100mila euro, mentre circa il 30% si colloca nella fascia compresa tra 40mila e 100mila euro. Numeri che, per Coldiretti Puglia, evidenziano la necessità di mettere a disposizione delle imprese strumenti finanziari semplici, accessibili e adeguatamente dimensionati.
Il credito diventa decisivo proprio quando la filiera entra nella fase di maggiore fabbisogno finanziario. Le 538 operazioni per 146 milioni di euro, delle quali oltre 70 milioni riconducibili alla Puglia, raccontano un settore che investe e che ha bisogno di un sistema bancario capace di accompagnarlo.
Controlli e trasparenza per proteggere i produttori
Per Coldiretti Puglia, l’aumento delle giacenze non può essere ignorato e non deve trasformarsi in un alibi per scaricare sugli olivicoltori problemi che nascono a valle della produzione. L’organizzazione ha chiesto una verifica puntuale dei dati relativi all’olio in giacenza, affinché gli olivicoltori non vengano utilizzati come «scudi umani». Da qui la richiesta di una campagna straordinaria di controlli nei siti di stoccaggio, nei frantoi, nelle industrie e lungo i canali della distribuzione, accompagnata da una maggiore trasparenza sugli scaffali. La trasparenza e i controlli sono fondamentali per tutelare i produttori e garantire la qualità del prodotto. Per il comparto olivicolo, l’introduzione della Banca dati nazionale dei controlli innovativi rappresenta un passo avanti. Questa iniziativa prevede l’utilizzo di tecniche come la risonanza magnetica, la mappatura genomica e la mappatura isotopica per verificare l’effettiva origine dei prodotti agroalimentari, compreso l’olio.
Le risorse saranno indirizzate al rilancio della filiera, all’aumento della capacità produttiva, al rinnovo e al recupero degli oliveti, alle infrastrutture irrigue e al contrasto alle fitopatie. In Puglia l’olivicoltura resta una componente fondamentale dell’economia agricola e del paesaggio regionale, con oltre 370mila ettari e 148.127 aziende. Alla vigilia della nuova campagna, Coldiretti Puglia rilancia quindi una strategia incentrata sul reddito degli olivicoltori, sul credito alle imprese, sulla trasparenza delle giacenze, sui controlli sull’origine, su rapporti più equilibrati con la distribuzione e sulla valorizzazione dell’extravergine italiano.
«Tutelare il reddito degli olivicoltori significa intervenire contemporaneamente sul mercato, sul credito e sulla trasparenza della filiera. Il dato delle giacenze di extravergine italiano in Puglia, cresciute di oltre il 450% in un anno, non può essere ignorato e soprattutto non può trasformarsi in un alibi per scaricare sugli agricoltori problemi che nascono a valle della produzione», afferma Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia.



