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giovedì 1 Ottobre 2026

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Economia

Riduzione delle raffinerie europee e aumento della dipendenza energetica

La riduzione delle raffinerie in Europa ha aumentato la dipendenza energetica, con impatti geopolitici e economici.

La capacità di raffinazione del petrolio e dei suoi derivati si è ridotta progressivamente in Europa, portando a un aumento della dipendenza energetica. Questo fenomeno, che ha visto la chiusura o la trasformazione di 28 impianti tra il 2009 e la fine del 2025, ha ridotto il numero delle raffinerie attive a 72, con una capacità complessiva di circa 625 milioni di tonnellate l’anno. La riduzione non è solo un problema industriale, ma si è trasformato in una questione geopolitica, con conseguenze dirette sulla sicurezza energetica dell’Unione europea.

Da problema industriale a questione geopolitica

La riduzione della capacità europea di produrre carburanti ha reso necessario l’incremento delle importazioni, trasferendo una parte della sicurezza energetica a paesi con condizioni e interessi diversi da quelli europei. Il Financial Times ha segnalato che la tendenza potrebbe continuare, con una riduzione ulteriore della capacità europea entro il 2035, mentre Medio Oriente, Asia e Africa aumenteranno la loro capacità produttiva. La guerra in Ucraina e le crisi in Medio Oriente hanno reso evidente quanto possa diventare concreta la vulnerabilità energetica. La Commissione europea ha chiesto agli Stati membri di coordinare le misure per rafforzare la sicurezza delle forniture di petrolio e prodotti raffinati, dopo le tensioni in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz. In un momento di tensione sull’offerta, il valore della capacità di raffinazione aumenta notevolmente. A settembre 2026, i margini di raffinazione della benzina in Europa hanno superato i 62 dollari al barile, mentre quelli del diesel hanno raggiunto quasi 79 dollari.

Un esempio di investimento in Africa

La nuova raffineria Dangote in Nigeria rappresenta un esempio emblematico di come altri paesi stanno investendo nella raffinazione. Entrata in funzione nel 2024 e operativa a piena capacità con circa 700mila barili al giorno, la raffineria è diventata un importante fornitore di carburanti per l’Europa durante la crisi degli approvvigionamenti. Proprio di recente, il 14 settembre, è stata avviata la sua Ipo (offerta pubblica iniziale), con un valore di circa 1,6 miliardi di dollari, la più grande mai realizzata in Africa. La società punta a portare la capacità a 1,4 milioni di barili al giorno nei prossimi anni.

La situazione in Italia è simile: nel 2010 il paese aveva 16 raffinerie, oggi ne rimangono 13, di cui 2 bioraffinerie. A Venezia Porto Marghera la raffineria è stata convertita in una bioraffineria operativa dal 2014, mentre Gela è stata riconvertita nel 2019 e quella di Livorno è in fase di riconversione, con l’obiettivo di completarla entro il 2026. La riconversione, pur riducendo la capacità di lavorazione del petrolio greggio, ha permesso una transizione verso la produzione di biocarburanti.

  • Chiusura o trasformazione di 28 raffinerie tra il 2009 e il 2025
  • 72 raffinerie attive alla fine del 2025 con capacità di 625 milioni di tonnellate l’anno
  • La raffineria Dangote in Nigeria ha avviato un’Ipo da 1,6 miliardi di dollari

La riduzione della capacità industriale europea ha reso necessario un maggiore ricorso alle importazioni, con conseguenze dirette sulla sicurezza energetica. L’Europa dovrebbe riflettere su quanto sia prudente ridurre la propria capacità industriale prima di disporre di approvvigionamenti alternativi altrettanto solidi. La decarbonizzazione e la sicurezza energetica sono diventate temi centrali per il futuro dell’industria e della politica energetica europea.

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