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venerdì 2 Ottobre 2026

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Esteri

I coloni occupano un terreno privato a Majdal al-Krum, minacciando la città

I coloni israeliani occupano un terreno privato a Majdal al-Krum, minacciando la città e suscitando preoccupazioni tra i residenti.

Nei giorni scorsi, i coloni israeliani hanno occupato un terreno privato a Majdal al-Krum, un’area nella Galilea, causando preoccupazioni tra i residenti palestinesi. L’evento, che si è verificato a seguito di un comizio tenuto dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, ha suscitato reazioni forti tra i cittadini, che temono un’espansione della presenza coloniale nel loro territorio. I coloni, provenienti da avamposti in Cisgiordania, hanno sistemato tende e infrastrutture, costruendo abitazioni e strade, e hanno cantato cori che incitavano a bruciare la città.

Una tattica consolidata in Cisgiordania

La tattica utilizzata dai coloni a Majdal al-Krum segue quella utilizzata da anni in Cisgiordania, dove si occupano terreni con tende o caravan, si allacciano acqua ed elettricità dagli insediamenti vicini e poi si espandono, costruendo abitazioni, strade e ingressi controllati. Questa strategia, però, si presenta in un contesto diverso: il terreno occupato è privato e domina una città di circa 15 mila abitanti, tutti cittadini israeliani. I residenti di Majdal al-Krum, che vivono già schiacciati all’interno della città senza i permessi necessari per costruire altrove, temono che le terre coltivabili rimaste possano essere occupate, soprattutto in caso di diritti di proprietà non ben definiti.

La minaccia si fa concreta. I coloni, che avevano intenzione di restare, hanno incitato a bruciare la città, creando un clima di tensione e preoccupazione. La polizia israeliana, pur avvisata del timore degli abitanti, ha minimizzato l’evento, affermando che i coloni erano andati «a fare un barbecue». Tuttavia, i residenti continuano a sentirsi minacciati, con la sensazione di essere sempre più nella morsa di una violenza crescente e di un tentativo di ridurre la loro rappresentanza politica in parlamento.

Smotrich e l’ultradestra israeliana

Le parole di Smotrich si inseriscono in una narrazione sempre più presente nell’estrema destra israeliana, dove la crescita delle città palestinesi nel nord di Israele viene descritta come una «invasione». Smotrich ha chiesto direttamente la colonizzazione della Galilea, affermando che «la festa è finita» e che «quello che abbiamo fatto in Giudea e Samaria lo faremo nel Negev e in Galilea». Questa visione, che mira a affrontare la minaccia interna con gli stessi strumenti utilizzati contro i palestinesi in Cisgiordania e a Gaza, si è intensificata dopo il 7 ottobre e si è intrecciata con il tentativo di escludere dalle prossime elezioni tutti i partiti arabi.

Poche ore dopo il comizio, decine di coloni hanno ricoperto la via d’accesso a Majdal al-Krum con decine di bandiere israeliane, sul modello delle strade palestinesi in Cisgiordania. Alcuni residenti hanno provato a rimuoverle, ma raccontano di avere paura di possibili ripercussioni. Secondo Aya Manaa, responsabile del Comitato locale di Majdal al-Krum, l’evento è parte di «una strategia precisa, volta a mandare un segnale a tutti i palestinesi cittadini di Israele». La tensione cresce. Said Kabat, uno dei residenti, ha rivolto una causa alla Corte di giustizia israeliana, ma il suo terreno continua a essere occupato da alcune tende e la polizia impedisce l’accesso. Ogni giorno i coloni tornano sul terreno, e sono soprattutto i giovani di Majdal al-Krum a impedire che si insedino stabilmente. Intanto, in vista delle elezioni del 27 ottobre, l’ultradestra israeliana spinge per trasformare la vicenda di Majdal al-Krum in un precedente pericoloso, che potrebbe aprire un nuovo fronte di tensione all’interno di Israele.

I cittadini palestinesi di Israele si sentono sempre più nella morsa, costretti a fare i conti con una violenza crescente e con i tentativi di ridurre la loro rappresentanza politica in parlamento. «Dopo il massacro di Gaza e le violenze in Cisgiordania sentiamo di essere i prossimi. È come se tutti i giorni fossimo sottoposti a un test di fedeltà, sul lavoro e nella vita pubblica. Sappiamo che prima o poi toccherà a noi».

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