La Francia si trova in un vicolo cieco, con proteste in aumento, repressione da parte delle autorità e una politica che non riesce a offrire un orizzonte di speranza. Dopo anni di tensioni sociali, economiche e politiche, il paese sembra essere arrivato a un punto di non ritorno, con le manifestazioni dei liceali che si estendono a insegnanti, sindacati e studenti universitari, culminando in uno sciopero intersettoriale. La classe dirigente, invece di trovare una via d’uscita, sembra aver trascinato il paese in una spirale di radicalizzazione e esasperazione.
La politica non risponde alle richieste
Le proteste, che si estendono a diversi settori della società, non trovano risposte politiche concrete. Il governo, guidato da Lecornu, ha scelto di demonizzare le forze di sinistra, definendo le manifestazioni come «violenza urbana», mentre le banlieues di Parigi e i focolai di protesta non sono più quelli di tre anni fa. La classe dirigente, che ha contribuito a creare questa situazione, non sembra disposta a dare un senso politico al conflitto, lasciando il paese in un vuoto istituzionale.
La politica non riesce a inquadrare i problemi
Le proteste dei liceali, insieme a insegnanti e sindacati, portano alla mente il 2023, quando le mobilitazioni contro la riforma delle pensioni si incrociavano con temi sociali e ambientali. Macron, allora, aveva risposto con repressione e silenzi, mostrando il versante illiberale del suo neoliberismo. Oggi, con il governo Lecornu, la strategia sembra essere la stessa: non dialogare, ma reprimere e demonizzare. La sinistra, già bersaglio di un cordone sanitario, viene accusata di essere all’origine delle violenze urbane, mentre l’estrema destra si avvicina sempre di più al potere.
Le destre convergono e i ricchi si alleano
Le destre, da Le Pen a Bardella, si avvicinano sempre più, con l’appoggio di grandi azionisti come Arnault e Bolloré. Questa convergenza ha portato a una situazione in cui l’estrema destra non solo cresce in consenso, ma si istituzionalizza. Al tempo stesso, il debito pubblico francese raggiunge livelli inediti dal dopoguerra, e il macronismo, che ha esacerbato le crisi, continua a presentarsi come il risolutore. Dopo una serie di governi-meteore, il premier attuale, «moine-soldat» del macronismo, è tuttora alle prese con i conti.
La scuola pubblica è allo sfascio
La protesta degli studenti non riguarda solo le pensioni o le tasse, ma anche la scuola pubblica, che si trova in un stato di crisi. La mancanza di insegnanti, l’assenza di insegnamenti e la dipendenza da piattaforme come Parcoursup hanno reso la scuola un simbolo di disfunzione. Gli studenti della «generazione crisi climatica» respirano un’aria asfittica, mentre i loro cahier de doléances contengono una lista di problemi senza soluzione.
Un’alternativa che non arriva
La classe dirigente, che ha contribuito a creare questa situazione, non sembra disposta a offrire un’alternativa. Anche se il Fronte popolare si è affermato come prima forza politica, Macron ha scelto di ignorarlo, preferendo di continuare a governare con il suo modello di neoliberismo. L’ultradestra, con il sostegno di ricchi e aziende, si avvicina al potere, mentre la sinistra si divide e si indebolisce. La Francia, così, si trova in un vicolo cieco, con proteste in aumento e una politica che non riesce a trovare una via d’uscita.



