Un ristorante di alta cucina ha aperto in un monastero del Cinquecento a Cimitile, in provincia di Napoli. Il locale, chiamato Luigi Salomone Ristorante, si distingue per l’uso di un forno a legna secolare, che viene utilizzato per preparare piatti e dolci. L’apertura, prevista per l’8 ottobre 2026, rappresenta il primo progetto personale dello chef Luigi Salomone, originario di Saviano e noto per la sua carriera in alta cucina.
Un luogo che racconta storia e tradizione
Il ristorante è situato all’interno del complesso di Villa Lenzi, un antico monastero di San Francesco di Paola. L’edificio, con le sue strutture originali, comprende le antiche stalle, la cantina, l’ex refettorio dei monaci e circa mille metri quadrati di giardini. L’architettura è stata ripensata senza alterare la sua essenza, mantenendo elementi come legno massello, marmo e pitture antiche. L’idea è di creare un ambiente che dialoghi con la storia del luogo, senza sovrapporre un linguaggio contemporaneo troppo invasivo.
Il forno a legna, un elemento centrale del progetto. Il forno a legna, che ha quasi cinque secoli, è al centro del progetto di Salomone. Non viene utilizzato durante il servizio, ma viene acceso ogni mattina per preparare il pane, arrostire pesci, cuocere sotto la cenere e portare negli alimenti gli aromi dell’affumicatura. L’uso del fuoco e del legno è parte integrante del linguaggio culinario dello chef, che cerca di raccontare la Campania attraverso piatti che non ripetono letteralmente la tradizione, ma la reinterpretano.
Un’esperienza diversa e inclusiva
Il ristorante non si limita alla cucina: l’esperienza è pensata per essere meno formale e più inclusiva. Alcune aree saranno arredate con divani e sedute per l’aperitivo, la piccola pasticceria dopo pranzo o semplicemente per trattenersi all’aperto. L’idea è di creare un luogo in cui non si viene soltanto per mangiare, ma per vivere un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. Salomone ha scelto di rinunciare a una carta dei dolci statica, optando per un carrello continuamente variabile ispirato al cabaret di paste. L’ospite potrà scegliere tra dolci da forno, semifreddi, cioccolateria, gelati stagionali e brioche al lievito madre. La pastiera, un dolce tipico della Campania, sarà cotta proprio nel forno cinquecentesco, un dettaglio che rappresenta la connessione tra passato e presente.
Un progetto che unisce passato e presente. L’idea di Salomone è di costruire un ristorante gastronomico rigoroso in cucina ma meno ingessato nell’esperienza. “Credo sia arrivato il momento di ripensare il fine dining, superando l’idea che la complessità tecnica debba necessariamente tradursi in formalità”, conclude lo chef. Accanto a Salomone, la sua compagna Silvana Di Domenico, restaurant manager, seguirà sala, servizio e parte del mondo del vino. L’obiettivo è di creare un ambiente in cui la tradizione si fonde con l’innovazione, senza perdere il contatto con la cultura locale. Il progetto architettonico, firmato da Fabio Cioffi di Bilodunk Studio, ha lavorato soprattutto per sottrazione, recuperando gli ambienti senza sovrapporre al monastero un linguaggio contemporaneo troppo invasivo. L’intero complesso, con le sue dimensioni, permette di immaginare anche grandi eventi, compresi i matrimoni, lezioni di cucina e altre attività. Il ristorante è un esempio di come la tradizione possa essere rinnovata senza perdere il suo valore storico.



