Notizie verificate, aggiornate tutto il giorno

venerdì 2 Ottobre 2026

Quotidiano online indipendente Aggiornamento continuo
Cultura

Zuppi: La missione richiede un cambio di prospettiva

Il presidente della Cei, Matteo Zuppi, sottolinea l’importanza di un cambio di prospettiva per la missione cristiana in vista della centesima Giornata missionaria mondiale.

Un cambio di prospettiva per la missione

Il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Matteo Zuppi, ha sottolineato in un’intervista del 2 ottobre 2026 l’importanza di un “cambio di sguardo” per la missione cristiana, in vista della centesima Giornata missionaria mondiale, che si celebrerà il 18 ottobre. Zuppi ha spiegato che la conversione missionaria della pastorale richiede un’apertura verso il mondo, un’abbandono dell’autoreferenzialità e un impegno a comunicare il Vangelo con una prospettiva diversa. La missione, ha sottolineato, non è più solo un’attività di pochi “specialisti”, ma una responsabilità di tutta la comunità cristiana. La Chiesa deve tornare a essere un corpo unico, capace di ascoltare e annunciare il Vangelo con coraggio.

Quattro impegni e quattro atteggiamenti

Secondo Zuppi, la Chiesa italiana deve concentrarsi su quattro temi principali: l’umanità, la pace, la cura della casa comune e il dialogo. Questi impegni, ha spiegato, sono legati a una situazione mondiale in cui le guerre e le solitudini sono sempre più diffuse. Inoltre, la pastorale deve adottare quattro atteggiamenti: prossimità, ascolto, umiltà e libertà interiore. Questi atteggiamenti, ha aggiunto, sono lo stile della missione, non solo il suo contenuto. La conversione missionaria non è solo un cambiamento organizzativo, ma un cambiamento di prospettiva che deve diventare una pratica quotidiana.

La missione, ha sottolineato Zuppi, richiede un impegno a non temere di annunciare il Vangelo in un contesto completamente nuovo. Papa Francesco ha parlato di “cambiamento d’epoca”, un concetto che ha reso più chiaro il senso del cammino sinodale. La Chiesa, ha spiegato, deve andare incontro alla gente, non solo per annunciare la buona notizia, ma per vivere con essa. La conversione missionaria, ha concluso, è un processo che non si conclude, ma si rinnova ogni giorno.

La pastorale della Chiesa italiana è arricchita dall’esperienza dei “fidei donum”, cioè dei doni di fede ricevuti da comunità cristiane in altri continenti. Questi doni, ha spiegato Zuppi, ci ricordano che la cattolicità non è solo una caratteristica geografica, ma una realtà condivisa. La Chiesa italiana, ha sottolineato, deve riconoscere e accogliere i missionari come fratelli, non solo come figure esterne. La loro testimonianza, ha aggiunto, deve diventare parte della vita della Chiesa italiana. La fede semplice e la gratitudine dei missionari, ha detto, possono aiutare la Chiesa a rileggere la sua missione in modo più profondo e autentico.

La Chiesa, ha concluso Zuppi, deve continuare a essere un crocicchio di strade, un luogo in cui tutti sono invitati a partecipare. L’augurio è che la Chiesa, nel suo secondo secolo, rimanga capace di ardere di cuore e di mettersi in cammino, “una in Cristo, unita nella missione”. La conversione missionaria, ha detto, non è solo un cambiamento organizzativo, ma un cambiamento di prospettiva che deve diventare una pratica quotidiana.

Leggi anche