San Francesco d’Assisi, il Poverello di Assisi, ha affascinato scrittori e poeti da otto secoli, anche quelli lontani dalla religione. Il suo esempio di rinuncia al benessere materiale e alla ricerca della bellezza nelle piccole cose ha trovato eco in diversi ambiti della cultura. Il 3 ottobre 2026, un articolo ha ricordato come il santo abbia ispirato scrittori come Pirandello, Giovanni Pascoli e Hermann Hesse, nonostante la sua vita fosse contraddistinta da una profonda umiltà e una scelta di vita in contrasto con le convenzioni del tempo.
Un’idea di vita in contrasto con il mondo
Francesco d’Assisi ha rinunciato a ciò che la borghesia del suo tempo considerava il senso della vita, scegliendo invece una via di povertà e di connessione con la natura. Questa scelta, oggi sembra non essere così lontana da quella di molti, anche se il mondo moderno è pieno di beni materiali. Il suo esempio ha trovato eco in scrittori come Pirandello, che nel suo romanzo “Uno, nessuno e centomila” ha raccontato la storia di un ricco che rinuncia ai suoi beni e si dedica alla vita semplice, seguendo le indicazioni di un vescovo. La sua storia, pur essendo un romanzo, ha trovato un parallelo con la vita di Francesco, che ha scelto di vivere in povertà e di riscoprire la bellezza del creato.
La sua figura ha trovato eco anche in scrittori come Hermann Hesse, che nel 1903, durante il suo viaggio in Italia, ha visitato Assisi e ha scritto un libro dedicato a Francesco.
La profonda energia di Francesco ha colpito anche scettici e intellettuali. Giovanni Pascoli, allievo di Carducci, ha trovato in lui un’ispirazione per la sua poesia “Il fanciullino”, che celebra una nostalgia per la comunione con il creato. Nella sua poesia “Paolo Ucello”, il santo ammonisce un artista a non desiderare alcun possesso, neanche quello di un uccellino. Questo messaggio, pur essendo indiretto, ha trovato eco in molti scrittori e poeti, che hanno visto in Francesco un modello di vita non solo religioso, ma anche umano.
Un’eredità che va oltre le confessioni
Francesco d’Assisi non è solo un simbolo religioso, ma un’icona di vita che ha trovato eco in diverse culture e confessioni. A 800 anni dal suo transito, la sua figura è rimasta nella memoria non solo cristiana, ma anche di atei, scettici, materialisti e iper-razionalisti. Scrittori come Jørgensen, Chesterton, Louis de Wohl, Auerbach, Carlo Carretto e Carlo Bo hanno scritto di lui, riconoscendo in lui un’umanità profonda e una capacità di ispirare anche chi non crede in Dio.
La sua figura ha anche trovato eco in scrittori come Giosue Carducci, che, visitando Santa Maria degli Angeli, ha rimasto colpito da un’energia indicibile che va oltre gli steccati.
La sua vita, che ha scelto di sparire dal mondo, è diventata un auspicio di un sereno addio alla terra, come si legge nel suo poema: “Ti vegga io dritto con le braccia tese/Cantando a Dio – Laudato sia, signore,/ Per nostra corporal sorella morte!”.
La sua figura ha trovato eco anche in scrittori come Giosue Carducci, che, visitando Santa Maria degli Angeli, ha rimasto colpito da un’energia indicibile che va oltre gli steccati. La sua poesia “Santa Maria degli Angeli” è diventata una delle sue opere più celebri, un omaggio al santo che ha scelto di vivere in povertà e di riscoprire la bellezza del creato. La sua vita, che ha scelto di sparire dal mondo, è diventata un auspicio di un sereno addio alla terra, come si legge nel suo poema: “Ti vegga io dritto con le braccia tese/Cantando a Dio – Laudato sia, signore,/ Per nostra corporal sorella morte!”.



