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sabato 3 Ottobre 2026

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Moerdijk, un villaggio olandese tra progresso e abbandono

Un villaggio olandese si trova al centro di un dibattito su progresso e abbandono, con espropri e infrastrutture in discussione.

Moerdijk, un piccolo villaggio olandese situato tra le province del Brabante Settentrionale e dell’Olanda Meridionale, si trova al centro di un dibattito tra progresso e abbandono. La comunità, che un tempo era un tranquillo centro abitato di poco più di mille persone, ora vive sotto la minaccia di essere spazzata via per far posto a nuove infrastrutture industriali e energetiche. L’obiettivo del governo olandese è accelerare la transizione energetica, riducendo la dipendenza dagli idrocarburi, ma il prezzo da pagare sembra essere l’abbandono di un intero villaggio.

Un progetto che cambia la vita di un villaggio

Il progetto Moerdijk Powerport prevede l’ammodernamento della zona industriale e l’espansione delle infrastrutture energetiche. Per realizzarlo, è necessario reperire un’area di settecento ettari, che include il piccolo villaggio. La situazione si è aggravata con la diffusione dei data center, strutture indispensabili per l’intelligenza artificiale ma anche grandi consumatori di elettricità. Alla fine del 2025, erano ancora in attesa più di quindicimila richieste di aumento della potenza offerta dalla rete olandese, con alcune domande in sospeso da dieci anni. La svolta, però, richiede un consumo più massiccio di elettricità e quindi infrastrutture più solide per soddisfare la domanda crescente. A gennaio i residenti hanno ricevuto una lettera dalla Kpn, la principale azienda olandese nel settore della banda larga e in quello della telefonia mobile, in cui si affermava che i cavi in fibra ottica non sarebbero più stati posati a causa “dell’incertezza” sul futuro.

La comunità è divisa tra chi si oppone e chi si prepara all’abbandono.

Un esperimento per il futuro

Avvertono che Moerdijk potrebbe essere il classico “canarino nella miniera”, un posto minuscolo che fa da cavia per un esperimento che, se funziona, potrebbe essere ripetuto in centri più grandi, e perfino in stati più grandi dei Paesi Bassi. Tra i leader del movimento del no c’è Jos Schalke, un impiegato comunale di 65 anni, che ha aderito a un tavolo comune sulla questione.

A proposito della sua battaglia, ci tiene a sottolineare che “se la demolizione è davvero inevitabile per tutelare l’interesse nazionale sono anche pronto ad accettarla. Ma immaginate cosa succederebbe se tra dieci o quindici anni si scoprisse che alla fine il villaggio poteva restare lì dov’era. Come funzionario pubblico me ne vergognerei profondamente. Ma naturalmente tra dieci anni i politici responsabili di tutto questo non saranno più in carica. E la questione non sarebbe più un loro problema”. Secondo il quotidiano locale Bn/De Stem, il medico di base del villaggio vicino sta riscontrando un numero crescente di residenti con disturbi legati allo stress. Di fronte alla piazza del villaggio, inoltre, dovevano sorgere sette nuovi appartamenti per giovani coppie, ma il costruttore ha sospeso il progetto perché non ne vede più “il potenziale”.

La situazione si complica con l’incertezza e il malcontento crescente.

Nel novembre del 2025 il consiglio comunale di Moerdijk ha annunciato che non c’era più niente da fare, che bisognava farsi da parte per consentire l’arrivo di nuove strutture produttive decise nel giugno precedente dal governo nazionale. Nrc Handelsblad racconta che “l’imminente chiusura del villaggio ha già paralizzato tutto”. La comunità di Moerdijk si trova al centro di un dibattito che coinvolge non solo il progresso, ma anche l’abbandono e il futuro di un intero villaggio.

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