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sabato 3 Ottobre 2026

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Salute

Nuovo reparto Obi, gettonisti per coprire i turni del pronto soccorso

Pordenone: nuovo reparto Obi, gettonisti per coprire i turni del pronto soccorso. Critica su sanità in crisi.

Il pronto soccorso dell’ospedale di Pordenone dovrà fare i conti con nuovi “gettonisti” per coprire i turni, mentre dal primo novembre entrerà in funzione l’Osservazione breve intensiva (Obi). La situazione, come ha sottolineato Paola Bortolin, consigliera della lista civica Pordenone in salute e ex responsabile infermieristica dell’emergenza al Santa Maria degli Angeli, mette in luce una crisi strutturale del sistema sanitario locale. La mancanza di personale, soprattutto infermieri, ha spinto l’azienda sanitaria a ricorrere a professionisti esterni e cooperative per garantire i servizi essenziali. La consigliera ha espresso preoccupazione per il modello di gestione adottato, che sembra non risolvere i problemi ma semplicemente spostarli.

Integrazione o sostituzione? La distinzione è sottile

La soluzione individuata per l’apertura del nuovo reparto Obi — pensato per monitorare i pazienti prima di un ricovero o di una dimissione — è il raddoppio del ricorso alle esternalizzazioni. Una scelta che, secondo Bortolin, riaccende il dibattito sull’integrazione tra sistema pubblico e privato, come recentemente promossa dall’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi. La consigliera sottolinea che il caso di Pordenone rappresenta un banco di prova per l’intera sanità del Friuli Venezia Giulia, dove la mancanza di un piano serio per assumere e trattenere il personale rischia di portare a una crisi irreversibile.

Il rischio è che la soluzione temporanea si trasformi in un modello permanente. “Se per garantire i servizi essenziali di un ospedale pubblico bisogna continuamente spostare i soliti medici e infermieri affaticati e comprare turni all’esterno, non stiamo potenziando la sanità: stiamo solo tirando una coperta sempre più corta”, ha spiegato Bortolin. L’azienda sanitaria, per far partire l’Obi senza nuove assunzioni, si trova costretta a spogliare un santo per vestirne un altro, come ha detto la consigliera. Il personale interno del pronto soccorso verrà riorganizzato e spostato nel nuovo reparto, mentre per coprire i buchi e le attività ambulatoriali si ricorrerà a professionisti esterni.

La carenza di personale mette in pericolo la struttura

La carenza di personale è preoccupante: al pronto soccorso mancano circa otto infermieri per la gestione ordinaria, che salgono fino a una dozzina se si vuole far funzionare la struttura a pieno regime. La soluzione, per Bortolin, non è solo un tampone, ma una scelta che potrebbe definire il futuro della sanità pubblica. L’assessore Riccardi, ha chiesto, deve chiarire se il ricorso ai privati è davvero un’alternativa temporanea o una nuova norma. La sanità del Friuli Venezia Giulia, oggi, è al banco di prova: per tamponare l’emergenza di domani si trova sempre una pezza, ma senza un piano serio, tra cinque anni rischiamo di non avere più una sanità pubblica da difendere.

La crisi non è solo un problema di personale, ma di modello di gestione. La consigliera ha espresso preoccupazione per il fatto che la soluzione adottata non risolve i problemi ma li sposta, creando un circolo vizioso. La sanità pubblica, se non si trova un piano serio per assumere e trattenere il personale, rischia di diventare sempre più dipendente da esternalizzazioni e gettonisti. La situazione di Pordenone, pur essendo locale, rappresenta un segnale di allarme per l’intero sistema sanitario regionale.

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