La Giornata nazionale del dializzato, celebrata il 4 ottobre 2026, ha visto l’associazione ANED APS lanciare un messaggio di speranza e preoccupazione. Secondo l’indagine condotta dall’associazione, oltre 15mila italiani in dialisi potrebbero potenzialmente uscirne grazie a un trapianto di rene. Il dato emerge da un’analisi effettuata nei centri dialisi e tra i membri dell’associazione, che ha raccolto oltre 900 risposte. Sebbene l’assistenza nei centri dialisi sia generalmente ben organizzata, l’indagine segnala carenze nel supporto multidisciplinare e nella conoscenza delle opportunità di trapianto.
Supporto multidisciplinare e informazione insufficienti
La struttura dei centri dialisi appare soddisfacente per la maggior parte dei pazienti, con il 77,9% che ritiene i servizi disponibili e ben organizzati. Oltre due terzi dei pazienti riferiscono di essere collegati alla macchina per la terapia entro dieci minuti dall’arrivo in struttura, nonostante ogni infermiere debba seguire contemporaneamente quattro o cinque persone. Tuttavia, la presenza di figure professionali come psicologi, nutrizionisti e fisioterapisti è limitata: nel 46,5% delle strutture non sono presenti né una né l’altra. La mancanza di supporto multidisciplinare rappresenta un ostacolo per la qualità della vita dei pazienti.
Trapianti: potenziale e criticità
Un dato centrale dell’indagine riguarda proprio il trapianto: poco meno di un terzo dei pazienti dializzati sarebbe stato valutato idoneo, pari a oltre 15mila persone su circa 50mila attualmente in trattamento. A fronte di questi numeri, ANED richiama la necessità di aumentare la disponibilità di organi. «Nel 2025 sono stati effettuati 2.347 trapianti di rene», spiega Paolo Nenci, segretario generale dell’associazione, ricordando che circa seimila persone risultano in attesa. Per il 2026, il dato di ottobre mostrerebbe circa un centinaio di trapianti in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, un segnale positivo ma ancora insufficiente.
Secondo le stime citate da ANED, le opposizioni dei familiari determinerebbero ogni anno la perdita di circa 1.100 possibilità di trapianto. Inoltre, tre dializzati su dieci non sanno di potersi iscrivere alle liste d’attesa per il trapianto in due Regioni diverse, ampliando così le possibilità di ricevere un organo compatibile. La mancanza di informazione limita l’accesso ai trattamenti più efficaci.
Per ANED è quindi necessario intervenire contemporaneamente su più fronti: prevenzione, presa in carico, informazione, supporto multidisciplinare e rapidità nell’inserimento in lista dei pazienti idonei. L’associazione annuncia anche l’intenzione di chiedere un confronto alla SIAARTI, la società scientifica degli anestesisti e rianimatori, per approfondire i passaggi nei quali si perdono potenziali donatori. «L’informazione è fondamentale per migliorare l’accesso ai trapianti», sottolinea Vanacore, che ritiene indispensabile un maggiore impegno su tutti i livelli. La Giornata nazionale del dializzato rappresenta un momento per riflettere non solo sui progressi fatti, ma anche sulle sfide che ancora rimangono. L’impegno di ANED e di altre istituzioni è cruciale per garantire a tutti i pazienti un accesso equo e tempestivo ai trattamenti più efficaci, come il trapianto di rene.
- 15mila dializzati potrebbero uscire dalla dialisi grazie al trapianto
- 46,5% delle strutture non ha psicologi, nutrizionisti o fisioterapisti
- 1.100 possibilità di trapianto perse ogni anno a causa delle opposizioni dei familiari



